Il futuro dell’e-commerce è social: 5 tips per prepararsi al cambiamento

La sfida del social commerce: come trasformare i follower in clienti

Negli ultimi anni le abitudini dei consumatori sono cambiate: i social non sono più solo luoghi di intrattenimento o relazione, ma anche spazi in cui cercare ispirazione, valutare un brand e comprare. Per un brand, essere competitivi oggi significa presidiare il momento esatto in cui nasce il desiderio, non più solo quello in cui si finalizza l’ordine.

Immagina la scena: un utente scorre il feed di Instagram, si ferma sul video di un creator che mostra un prodotto e decide di acquistarlo. In passato, lo stesso utente avrebbe dovuto chiudere l’app, cercare il sito su Google e orientarsi tra le varie categorie. Oggi, grazie al social commerce, l’intero processo avviene in-app: un semplice tag sul prodotto conduce direttamente al check-out senza passaggi intermedi o distrazioni, all’interno della piattaforma. 

Siamo nell’era dello shopping integrato, in cui il contenuto non è più soltanto pubblicità, ma diventa esso stesso il negozio.

Perché puntare sul social commerce?

Le persone trascorrono sui social una parte consistente del loro tempo. E mentre navigano, non si limitano a guardare: interagiscono, salvano, chiedono informazioni, confrontano. Per i brand questo canale diventa strategico perché unisce tre elementi chiave: engagement (relazione e fiducia), personalizzazione (contenuti e offerte sempre più su misura) e un processo di acquisto semplificato, con meno frizioni e più conversioni.

Inoltre, il social commerce funziona perché intercetta un driver potente, la gratificazione immediata. Se un contenuto convince, l’utente può acquistare “subito”, senza cambiare contesto.

Social commerce vs e-commerce: quali sono le differenze tra i due

Per capire davvero il valore del social commerce, è utile metterlo a confronto con l’e-commerce tradizionale. Sebbene oggi i confini tra queste due realtà siano sempre più sfumati, il social commerce non è un sostituto dell’e-commerce tradizionale, bensì una sua evoluzione (o estensione) che risponde a logiche di acquisto completamente diverse.

La differenza principale tra i due risiede nel luogo e nel modo in cui il cliente finalizza l’ordine: 

  • e-commerce tradizionale: è una destinazione. il cliente cerca il tuo sito o clicca su un annuncio e atterra su una piattaforma dedicata; 
  • social commerce: è un’esperienza integrata. la vendita avviene direttamente dentro la piattaforma, senza mai uscire dall’app.

L’e-commerce resta il cuore della tua attività, dove hai controllo totale su brand experience, catalogo, UX, dati e funnel di conversione. Il social commerce, invece, integra vendita e social networking. Contenuti, creator, UGC, live/video brevi e interazioni diventano la leva che accelera l’acquisto (spesso più “impulsivo”, ma non per forza meno consapevole).

A questo proposito, ecco una tabella che mette i due sistemi a confronto:

AspettoE-commerce “classico”Social commerce
Dove avviene l’acquistoSito / piattaforma dedicataDentro l’app social (o con passaggio minimo)
Motore della conversioneRicerca, comparazione, UXContenuti, creator, social proof, immediatezza
Punti di forzaControllo, dati, brand experience, funnel completoScoperta, engagement, acquisto rapido, viralità
Per cosa è idealeStrategie strutturate, cataloghi ampi, retentionLanci, trend, prodotti visuali, acquisti “di impulso”
Approccio consigliatoSEO + CRO + advertisingContent + creator + ads + shoppable posts

Spesso, non è necessario scegliere. Al contrario, quasi sempre la combinazione migliore è integrare i due mondi, usando i social per far conoscere e convertire, e l’e-commerce per fidelizzare e aumentare il valore del cliente nel tempo.

Quali sono le migliori piattaforme di social commerce?

Chiarito che la strategia più efficace è integrare e-commerce e social commerce, il passo successivo è capire dove attivare questa presenza.

Partiamo dal presupposto che non sono tutte uguali e per scegliere quella giusta bisogna partire dal proprio target, dal tipo di prodotto e dal formato che più si adatta alla proposta.

Vediamole una per una, partendo da quelle oggi più utilizzate dai brand:

1.   Instagram. È la piattaforma più matura per il social commerce, gli account Business possono creare veri e propri negozi virtuali, usare tag prodotto nei post e nelle storie, sponsorizzare contenuti shoppable e gestire acquisti anche tramite messaggi diretti.

2.   Facebook. Gli account Facebook Business possono creare un Facebook Shop, una vetrina personalizzabile. Gli utenti, oltre a visualizzare i prodotti, hanno l’occasione di interagire con il brand anche tramite Messenger. Gli acquisti possono essere conclusi all’interno della piattaforma utilizzando Facebook Checkout, oppure all’esterno per mezzo di un link che reindirizza a un negozio online.

3.   TikTok. Popolare soprattutto tra i giovani, integra funzionalità di acquisto nelle clip video. Anche in questo caso, l’account TikTok Business permette alle aziende di aggiungere schede di acquisto al proprio profilo.

4.   Pinterest. È una piattaforma dove la maggior parte delle ricerche è non brandizzata, rappresenta quindi uno spazio virtuale dove gli utenti possono scoprire nuovi prodotti e le aziende possono incontrare potenziali clienti.

5 tips per sfruttare al meglio il social commerce

Ma come si passa dalla teoria alla pratica? Ecco 5 indicazioni operative per trasformare scroll e follower in vendite. 

  1. Scegli i canali social giusti (non tutti). Individua la piattaforma dove il tuo pubblico è più attivo. Se punti ad attirare l’attenzione di un’audience giovane, TikTok è spesso una scelta chiave. Instagram e Facebook possono funzionare meglio per community più adulte e per costruire fiducia nel tempo.
  2. Collabora con influencer e micro-influencer. L’influencer marketing funziona perché si basa sulla fiducia. Scegli creator coerenti con i valori del tuo brand e in grado di parlare al tuo target in modo autentico. In molti casi i micro-influencer offrono un ottimo rapporto costo/risultato: community più piccole, ma spesso più ingaggiate.
  3. Usa AI e chatbot per personalizzare (e non perdere vendite). Chatbot e messaggistica permettono di rispondere ai dubbi in tempo reale, guidare la scelta, ridurre l’abbandono del carrello e suggerire prodotti correlati in base agli interessi e alle interazioni dell’utente.
  4. Crea contenuti shoppable di qualità. Per portare l’utente a concludere un acquisto non basta “mettere un tag prodotto”, ma serve creare e condividere un contenuto che ne faccia capire subito valore, uso e beneficio. Punta su: video dimostrativi, prima/dopo (se pertinente), tutorial rapidi, UGC e recensioni, call to action chiare. Meno passaggi = meno frizioni = più conversioni.
  5. Monitora i dati e ottimizza per acquisire nuovi clienti. I social sono anche motori di scoperta. Se lavori su parole chiave, tag e struttura dei contenuti, puoi farti trovare da chi cerca prodotti simili. Poi i dati ti aiutano a capire cosa sta funzionando (e cosa no) e a migliorare campagne pubblicitarie, creatività e offerte.

Vuoi far crescere il tuo social commerce? Affidati a MGvision!

Applicare questi consigli in modo efficace non è sempre semplice, soprattutto quando canali, contenuti e dati devono lavorare in modo coordinato. 

Per rendere il tuo brand più competitivo nel social commerce serve una strategia mirata: contenuti, advertising, scelta delle piattaforme, funnel di conversione e misurazione devono lavorare insieme.

Se non sai da dove cominciare, puoi rivolgerti a MGvision.

Da vent’anni aiutiamo aziende e imprenditori a distinguersi sul mercato attraverso strategie integrate che combinano SEO, advertising online, contenuti per i social, siti web ed e-commerce. L’obiettivo è uno solo: costruire una presenza digitale solida che aumenti la visibilità, rafforzi il rapporto con i clienti e generi vendite nel tempo.

Contattaci per maggiori informazioni o per richiedere una consulenza di marketing personalizzata!

Glossario

Social e-commerce (Social commerce)
Vendita di prodotti o servizi direttamente sulle piattaforme social, spesso con tag prodotto e acquisto integrato.

Shoppable content
Contenuti (post, reel, storie, video) che includono tag o link per acquistare subito i prodotti mostrati.

UGC (User Generated Content)
Contenuti creati dagli utenti (recensioni, video, foto) che aumentano fiducia e credibilità del brand.

Micro-influencer
Creator con community più piccole rispetto ai “big”, ma spesso con engagement più alto e maggiore autenticità percepita.

Social proof
Riprova sociale: commenti, recensioni e segnali di apprezzamento che influenzano le decisioni d’acquisto.

Churn / Abbandono
Perdita di clienti o interruzione della relazione con il brand (es. clienti che smettono di acquistare).

Marketing predittivo: come anticipare le tendenze di mercato prima dei competitor

Dati e AI per anticipare le tendenze di mercato e muoversi prima della concorrenza

Immagina di conoscere in anticipo desideri ed esigenze dei tuoi clienti. Potresti proporre prodotti o servizi su misura, migliorare le performance delle campagne e aumentare vendite e marginalità, arrivando prima della concorrenza.

Se sei un imprenditore o lavori nel marketing, sai quanto conti muoversi in anticipo: intercettare un bisogno quando sta emergendo, e non quando è già “mainstream”, spesso fa la differenza tra crescere e rincorrere.

Oggi tutto questo è più concreto di quanto sembri. Per prevedere le tendenze del mercato puoi adottare un approccio strategico noto con il nome di “marketing predittivo” (o predictive marketing), che unisce analisi avanzata dei dati e intelligenza artificiale per stimare i comportamenti futuri dei consumatori.

Vediamo come funziona e come può guidarti nella lettura dei trend.

Cos’è il marketing predittivo e come funziona

Il marketing predittivo è una strategia che, partendo da dati reali, identifica pattern e segnali utili a stimare cosa accadrà con maggiore probabilità: chi acquisterà, quando, a cosa è più interessato, quali clienti rischiano di allontanarsi e quali azioni possono migliorare la conversione.

In genere, una strategia di predictive marketing si articola in quattro fasi:

  1. Raccolta dei dati da fonti interne e pertinenti (e, quando serve, anche esterne)
  2. Analisi avanzata (Advanced Analytics) per individuare trend, ricorrenze e segnali rilevanti
  3. Creazione di modelli predittivi con l’aiuto dell’AI e del machine learning
  4. Decisioni strategiche e operative basate sugli output del modello (campagne, contenuti, offerte, budget)

Il valore dell’IA sta nella capacità di riconoscere relazioni e schemi che, su grandi volumi di informazioni, possono sfuggire a una lettura “manuale”. In altre parole: i dati non restano numeri, diventano indicazioni utili per prendere decisioni migliori.

Cosa si intende per tendenze del mercato?

Le tendenze di mercato sono modelli di comportamento che emergono in un settore in un determinato periodo. Raccontano come cambiano domanda e offerta, quali preferenze guidano i consumatori, quali bisogni stanno prendendo forma e come si muovono i competitor. A differenza di una semplice “moda”, una tendenza è sostenuta da segnali ripetuti e misurabili: è un cambiamento che lascia tracce nei dati.

Per capirle davvero, è utile distinguere tra ciò che è rumore (picchi momentanei, spesso legati a un evento o a una notizia) e ciò che è direzione (un movimento che si consolida). Un aumento improvviso di ricerche su un prodotto, da solo, non basta. Se però la crescita è costante, si accompagna a più conversazioni online, a nuove proposte dei competitor e a un cambiamento nelle preferenze d’acquisto, allora stai osservando un trend.

In pratica, le tendenze sono la “traccia” che il mercato lascia dietro di sé. Il punto non è inseguirle quando sono evidenti a tutti, ma riconoscerle in tempo e trasformarle in scelte operative: contenuti, assortimento, pricing, campagne e posizionamento.

Quali dati e quali segnali analizzare per prevedere i trend?

Raccogliere dati oggi non è difficile: la differenza la fa quali dati si scelgono, come si organizzano e come vengono messi in relazione con un obiettivo chiaro (vendite, lead, retention, churn, ecc.).

Di norma, le aziende possono partire da:

  • storico acquisti e CRM (cicli di acquisto, prodotti più ricorrenti, segmenti più redditizi);
  • interazioni sul sito (pagine viste, ricerche interne, comportamenti pre-acquisto);
  • andamento delle campagne (canali, creatività, audience, conversioni);
  • segnali qualitativi (recensioni, ticket di assistenza, commenti, community).

Accanto a questi dati, entrano in gioco tecniche che aiutano a intercettare segnali più “deboli” ma preziosi: serie temporali (stagionalità e cicli), social listening, text mining su recensioni e contenuti, fino ad arrivare, quando utile, all’analisi geografica per evidenziare differenze tra aree e micro-mercati.

Di seguito una tabella riassuntiva che aiuta a interpretare nella giusta maniera i vari segnali:

Segnale / FonteCosa ti diceCome lo sfruttarlo in ottica predittiva
Dati CRM e storico acquistiChi compra, quanto spesso, con che cicloModelli di riacquisto, cross-sell, upsell, “next best offer”
Navigazione sito e ricerche interneInteressi reali e intenti (anche prima dell’acquisto)Previsione domanda, contenuti prioritari, remarketing più mirato
Carrelli abbandonati e micro-conversioniFrizioni e obiezioni nel percorsoTest su UX/checkout, automation, offerte personalizzate
Social listening e communityTemi emergenti e linguaggio del pubblicoContent strategy, creatività ads, insight su nuovi bisogni
Recensioni, forum, customer care (Text Mining)Pain point ricorrenti + sentimentPriorità di prodotto/servizio, messaggi che rispondono a dubbi reali
Stagionalità e serie storicheCicli prevedibili e variazioni nel tempoPianificazione budget, stock, campagne e calendario editoriale
Dati geografici (quando utili)Differenze tra aree e micro-mercatiLocal marketing, assortimento per area, campagne geo-mirate

Perché conoscere in anticipo le tendenze del mercato: vantaggi e opportunità

Quando anticipi i trend, non stai solo “prevedendo”: stai ottimizzando risorse e riducendo rischio. In concreto, il marketing predittivo può portare vantaggi misurabili:

  • strategie di marketing più efficaci: campagne più mirate sul pubblico giusto, ottimizzabili anche in corso d’opera in base ai dati;
  • pianificazione strategica più solida: scegliere prodotti/servizi e investimenti con una visione più chiara della domanda futura;
  • maggiore personalizzazione dell’offerta: suggerire prodotti correlati e offerte nel momento in cui l’utente è più propenso ad acquistare;
  • prevenzione del tasso di abbandono (churn): individuare segnali di distacco e intervenire prima che il cliente si allontani;
  • customer experience migliore: contenuti, proposte e comunicazione più coerenti con bisogni e aspettative, con effetti positivi sulla fidelizzazione.

Come sfruttare il marketing predittivo per la crescita del tuo business

Come abbiamo visto, in un mercato in continua evoluzione, essere un passo avanti ai competitor è fondamentale non solo per crescere, ma anche per restare competitivi nel tempo. Il marketing predittivo aiuta proprio in questo: trasformare i segnali del mercato in scelte più rapide, mirate e sostenibili.

Se vuoi sfruttare le potenzialità di questo strumento e anticipare le tendenze di mercato, dovrai individuare tecniche e strumenti adatti al tuo caso, considerando disponibilità dei dati, settore e obiettivi.

Non sai da dove partire? Noi di MGvision siamo qui per aiutarti.

La nostra consulenza in web marketing punta a migliorare la tua visibilità online e a costruire una strategia personalizzata basata su dati e tecnologie moderne, per supportare l’espansione del tuo business.

Vuoi saperne di più? Vieni a trovarci nella nostra sede di Roma oppure contattaci: il nostro team è a tua disposizione.

Glossario

Marketing predittivo (Predictive Marketing)
Strategia che usa dati e modelli statistici/IA per stimare comportamenti futuri (acquisti, interessi, abbandoni) e migliorare decisioni e performance marketing.

Machine Learning
Tecniche che permettono ai sistemi di “imparare” dai dati e fare previsioni senza regole impostate manualmente per ogni caso.

Modello predittivo
Algoritmo che, partendo da dati storici, calcola la probabilità che accada un evento (es. acquisto entro 30 giorni, churn, risposta a una campagna).

First-party data
Dati raccolti direttamente dall’azienda (sito, CRM, e-mail, e-commerce). In genere sono i più utili perché specifici, affidabili e attivabili.

Churn
Abbandono: quando un cliente smette di acquistare o interrompe la relazione con un brand/servizio.

Customer lifetime value (CLV)
Valore complessivo stimato che un cliente può generare nel tempo. Utile per priorità di budget e personalizzazione.

Marketing automation
Tecnologie che automatizzano campagne e azioni (e-mail, nurturing, segmentazioni, trigger) in base a comportamenti e regole.

Text Mining
Analisi automatizzata di testi (recensioni, ticket, commenti) per estrarre temi ricorrenti, sentiment e insight utili.

Social listening
Monitoraggio delle conversazioni online per individuare trend, percezioni, argomenti emergenti e linguaggio del pubblico.

Meglio le parole chiave a coda lunga o corta? Guida alle differenze

Come distinguere e usare le parole chiave a coda lunga e corta

Nel mondo della SEO (Search Engine Optimization), le attività utili a migliorare il posizionamento di un sito web nei risultati organici dei motori di ricerca sono molteplici e interconnesse. Una strategia efficace nasce infatti dall’equilibrio tra aspetti tecnici, struttura del sito, accessibilità, user experience, qualità dei contenuti e link building.

In questo contesto, la scelta delle parole chiave continua a essere centrale, anche se oggi ha un significato molto diverso rispetto al passato. Se un tempo era sufficiente ripetere più volte una keyword per ottenere buoni risultati, oggi gli algoritmi premiano contenuti originali, utili e naturali, in grado di rispondere in modo reale alle esigenze degli utenti.

Le parole chiave a coda lunga (long tail keyword) e quelle a coda corta (short tail keyword) si inseriscono proprio in questa logica: non sono alternative tra loro, ma strumenti complementari che, se utilizzati insieme, permettono di aumentare visibilità, pertinenza e potenziale di conversione.

Vediamo quindi cosa le distingue e come utilizzarle correttamente all’interno di una strategia SEO.

Cosa sono le parole chiave a coda lunga e a coda corta

Le keyword a coda lunga sono composte da tre o più parole e descrivono in modo più dettagliato un argomento, un bisogno o una richiesta. Proprio per la loro specificità, presentano generalmente un volume di ricerca più basso rispetto alle keyword a coda corta e intercettano spesso utenti che si trovano in una fase iniziale o intermedia del funnel, con un intento di ricerca prevalentemente informativo o esplorativo.

Le keyword a coda corta, invece, sono formate da una o due parole e coprono ricerche più ampie e generiche. Hanno volumi di ricerca elevati e una concorrenza molto alta, ma consentono di raggiungere un pubblico vasto e di lavorare sulla visibilità complessiva del brand.

Per fare un esempio, una keyword come “crema per il viso” genera un numero di ricerche decisamente superiore rispetto a “crema per il viso specifica per pelli mature over 50”. Nel primo caso, l’intento di ricerca è generico e può includere utenti con esigenze molto diverse; nel secondo caso, invece, la query descrive un bisogno preciso e consente di offrire una risposta più mirata.

Questo non significa che una tipologia di keyword converta automaticamente più dell’altra: il potenziale di conversione dipende sempre dall’intento di ricerca, dal contenuto proposto e dalla fase del percorso decisionale dell’utente.

Parole chiave a coda lunga vs parole chiave a coda corta: ecco cosa le differenzia

Comprendere le differenze tra keyword a coda lunga e a coda corta è fondamentale per utilizzarle in modo consapevole all’interno di una strategia SEO. Non si tratta di stabilire quale sia la tipologia migliore in assoluto, ma di capire come ciascuna risponda a obiettivi, intenti di ricerca e contesti diversi.

Di seguito una tabella riassuntiva che mette a confronto le principali caratteristiche delle due tipologie di keyword:

CARATTERISTICAKEYWORD A CODA CORTA (SHORT TAIL)KEYWORD A CODA LUNGA (LONG TAIL)
Lunghezzauna o due paroletre o più parole
Specificitàgeneriche e ampiepiù descrittive e circoscritte
Pubblico di riferimentoampio e variegatopiù definito e mirato
Volume di ricercaelevatopiù contenuto
CompetitivitàMolto altaGeneralmente più bassa

Per quanto riguarda le conversioni, è utile chiarire che le keyword a coda lunga non garantiscono automaticamente risultati migliori: in molti casi rispondono a intent informativi e intercettano utenti che si trovano in una fase iniziale o intermedia del percorso decisionale. Tuttavia, se inserite all’interno di un ecosistema di contenuti ben strutturato, possono contribuire in modo significativo a guidare l’utente verso fasi più avanzate del funnel. Allo stesso tempo, le keyword a coda corta, pur essendo più competitive, possono risultare più efficaci in ottica business quando riflettono un intento chiaro e transazionale.

Quando usare long tail keyword e quando le short tail keyword

Non esiste una risposta univoca alla domanda su quali parole chiave siano migliori: la scelta dipende sempre dagli obiettivi della strategia e dal contesto.

Le keyword a coda lunga sono particolarmente utili per:

  • creare contenuti informativi e di approfondimento che rispondono a domande specifiche;
  • intercettare bisogni dettagliati e lavorare sulla pertinenza del contenuto;
  • migliorare l’esperienza dell’utente attraverso pagine e testi altamente mirati;
  • presidiare ricerche locali o geografiche, ad esempio “miglior ristorante vegetariano a Pavia”;
  • comunicare in modo chiaro elementi distintivi e caratteristiche specifiche di prodotti o servizi.

Le keyword a coda corta, invece, sono più adatte quando l’obiettivo è:

  • aumentare la visibilità generale del sito;
  • rafforzare la brand awareness;
  • posizionare prodotti o servizi principali su ricerche ad alto volume;
  • intercettare utenti in una fase avanzata del funnel, quando l’intento di ricerca è chiaramente commerciale.

La strategia più efficace è, quindi, quella di combinare entrambe le tipologie di keyword, utilizzando le long tail per lavorare su contenuti informativi e di supporto e le short tail per consolidare la presenza sui temi chiave del business. All’interno di un sito web, questo si traduce spesso in una distinzione funzionale: le keyword a coda lunga risultano particolarmente adatte alle pagine di blog e agli articoli di approfondimento, mentre le keyword a coda corta trovano una collocazione più naturale nelle pagine di servizio o di prodotto, dove l’obiettivo è intercettare ricerche più dirette e orientate al business. È proprio l’integrazione tra queste due dimensioni a incrementare nel tempo il potenziale di conversione complessivo.

L’importanza della ricerca delle parole chiave

Un ultimo aspetto fondamentale riguarda la corretta selezione delle keyword. Esistono numerosi strumenti professionali per la keyword research, ma la loro efficacia dipende dall’interpretazione dei dati e dalla capacità di inserirli in una strategia coerente con gli obiettivi di business.

Per questo motivo, affidarsi a professionisti della SEO e del copywriting consente di costruire una strategia equilibrata, capace di valorizzare sia le parole chiave a coda lunga sia quelle a coda corta.

Vuoi migliorare il posizionamento del tuo sito web sui motori di ricerca, aumentare la visibilità del brand o lavorare sulle conversioni? Raccontaci i tuoi obiettivi e richiedi una consulenza gratuita con il team MGvision: da oltre 20 anni aiutiamo le aziende a crescere online e insieme individueremo la strategia più adatta alle tue esigenze di business.

Glossario

Keyword (parola chiave)
Termine o insieme di parole che un utente digita su un motore di ricerca per trovare informazioni, prodotti o servizi.

Keyword a coda corta (short tail)
Parole chiave composte generalmente da una o due parole, caratterizzate da volumi di ricerca elevati, alta competitività e intent di ricerca più generici.

Keyword a coda lunga (long tail)
Parole chiave formate da tre o più parole, più specifiche e descrittive, con volumi di ricerca inferiori e una maggiore capacità di rispondere a bisogni informativi o mirati.

Search intent (intento di ricerca)
Il motivo che spinge un utente a effettuare una ricerca online. Può essere informativo, navigazionale, commerciale o transazionale.

Funnel di conversione
Il percorso che descrive le diverse fasi attraversate da un utente, dalla prima ricerca fino alla conversione finale (acquisto, contatto o altra azione rilevante).

Conversione
Azione considerata strategica per il business, come un acquisto, una richiesta di preventivo, un contatto o l’iscrizione a una newsletter.

Brand awareness
Il livello di riconoscibilità e notorietà di un brand presso il proprio pubblico di riferimento.

Keyword research
Processo di analisi e selezione delle parole chiave più efficaci per una strategia SEO, basato su volumi di ricerca, competitività e intent degli utenti.

Algoritmo Andromedra: come cambia l’advertising su Meta

Le regole dell’advertising su Facebook e Instagram con il lancio di Andromeda

L’aggiornamento Meta, Andromeda, attivo da luglio 2025,  sta ridefinendo radicalmente il modo di fare pubblicità su Facebook e Instagram e segnando una linea di confine netta con il passato. La parola d’ordine infatti oggi non è più “targeting preciso”, ma “creatività intelligente”. Questo significa che, per avere successo, le campagne devono puntare su contenuti di qualità, varianti multiple e strategia, lasciando all’algoritmo il compito di scegliere cosa vedere  e quando.

Per chi si occupa di Digital e Social media marketing questa evoluzione rappresenta un cambiamento culturale e strategico: oggi vince chi sa raccontare, emozionare e sperimentare con intelligenza. 

A questo proposito, più avanti analizzeremo nel dettaglio cosa cambia con Andromeda per l’advertising, come adattarsi al meglio alle nuove regole e spiegheremo perché il nuovo paradigma rende le creatività – soprattutto quelle video – il vero vantaggio competitivo di ogni strategia. 

Che cos’è Meta Andromeda e perché è importante conoscerlo a fondo

Andromeda è il nuovo “motore” che gestisce la fase iniziale della distribuzione degli annunci, la cosiddetta ads retrieval, cioè la selezione di quali inserzioni possono essere candidate a comparire davanti a un utente. Rispetto al sistema precedente, è molto più potente e complesso: grazie a tecnologie avanzate di machine learning e a un’infrastruttura hardware ad alte prestazioni, analizza milioni di annunci in tempo reale e abbina ogni creatività al pubblico con la maggiore probabilità di apprezzarla.

In questo nuovo approccio è l’AI di Meta a decidere autonomamente chi raggiungere e quando, mentre agli advertiser resta il compito più strategico: produrre contenuti efficaci e coerenti

Di conseguenza, la tradizionale logica di costruire decine di audience, segmenti di pubblico e targeting manuale perde progressivamente efficacia. Il nuovo sistema si basa, infatti, soprattutto su segnali comportamentali, qualità delle creatività e performance in tempo reale.

Per comprendere il cambio di paradigma, ecco una tabella che riassume come si è evoluta la logica di Meta Ads:

PrimaDopo Andromeda (AI-driven)
Targeting segmentatoTargeting ampio e dinamico
Pochi asset creativiMolte varianti creative
Ottimizzazione manuale + machine learningOttimizzazione AI in tempo reale
Audience rigideMicro-audience dinamiche
Focus su “chi” raggiungereFocus su “cosa” mostrare

Cosa cambia (in pratica) nella costruzione delle campagne

Come accennato, con Andromeda, il punto di svolta non è più “chi vedrà l’annuncio” ma “quale annuncio vedrà la persona giusta”. In altre parole:

  1. non serve più creare decine di campagne o ad set segmentati per pubblico, interessi, età, ecc.
    Una struttura più semplice, con targeting ampio e pochi vincoli, è spesso più efficace;
  2. la chiave è la diversità creativa, ovvero formati diversi, messaggi diversi, copy differenziati;
  3. una singola creatività “perfetta” non basta più, perché l’algoritmo verifica molte opzioni e combina creatività, timing e pubblico.

In sostanza: non si mira più un pubblico con precisione, si offrono al sistema le migliori storie possibili.

Perché la creatività diventa la leva principale della strategia

Se la nuova arma competitiva è la creatività intesa come contenuto, formato e tono, va da sé che le campagne più performanti risultano quelle che  presentano un portafoglio ampio di varianti, non solo un paio di annunci.

Ma quali sono i migliori formati  da utilizzare? Ecco una tabella che riassume l’efficacia delle diverse opzioni:

FormatoEfficaciaMotivo
UGC parlati★★★★★Massima autenticità e watch time
Reel verticali★★★★★Formato preferito dall’algoritmo
Video prodotto★★★★☆Molto utili per mostrare benefici
Statici★★★☆☆Funzionano come supporto
Asset AI/Stock★★☆☆☆Solo come fallback

Gli UGC parlati e i reel verticali, come emerge, sono i più apprezzati e sono quindi quelli da valorizzare maggiormente.

In che modo preparare campagne efficaci con Meta Andromeda?

Per adattarsi alla nuova era dell’advertising su Meta, alcune buone pratiche diventano imprescindibili e tra queste:

  • usare un  targeting ampio;
  • produrre molte creatività diverse per ogni campagna;
  • prediligere contenuti autentici, soprattutto UGC;
  • testare di frequente, cambiando hook, formati, tono;
  • mantenere la struttura di campagna semplice;
  • ottimizzare il tracking e la qualità dei segnali;
  • integrare al massimo organico e paid.

Esempio pratico: come Andromeda cambia la vita a un brand

Immagina un brand di skincare che lancia un nuovo siero alla vitamina C.

Scenario Pre-Andromeda

  • Target femminile 25–45, segmentato per interessi
  • 2 creatività statiche
  • Campagna con risultati dipendenti dal pubblico impostato

Scenario con Andromeda

  • Targeting Broad
  • 10 creatività diverse, tra cui: 4 UGC parlati, 3 reel verticali, 2 video prodotto,1 immagine statica

L’AI rileva 3 cluster performanti:

  1. giovani con interesse per skincare naturale
  2. donne 35+ interessate a trattamenti antimacchia
  3. utenti che interagiscono spesso con beauty creator

Le creatività UGC hanno watch time altissimo e quindi vengono spinte automaticamente

Risultati possibili:

  • +28% conversioni
  • –22% CPA
  • Maggiore scalabilità del budget
  • Scoperta di micro-audience che non erano previste dal targeting manuale

Questo esempio mostra perché Andromeda premia i brand con un ecosistema creativo ricco.

Quali sono i limiti (e i rischi) dell’algoritmo?

Dopo aver elencato le caratteristiche principali e i vantaggi del nuovo sistema di Advertising Meta Andromeda, è utile anche rilevare quali sono i suoi punti critici

Pur essendo potente, infatti, richiede:

  • creatività di qualità (altrimenti l’algoritmo non ha segnali)
  • frequente aggiornamento delle creatività
  • risorse creative adeguate
  • un piano di tracking e misurazione ben configurato

In settori altamente nicchia, un targeting completamente broad, inoltre, potrebbe richiedere più tempo per uscire dalla fase di apprendimento e ottimizzarsi.

Perché MGvision può fare la differenza in questa fase

Meta Andromeda rappresenta una svolta per l’advertising:  dal targeting al contenuto, dalla segmentazione alla creatività, dalle strutture rigide a strategie fluide e iterative.

I brand che sapranno adattarsi — producendo creatività di qualità, sperimentando e integrando organico e paid — avranno un vantaggio competitivo enorme.

Se stai cercando una web agency che possa supportarti nello sviluppo dei contenuti adeguati e di strategie al passo con i tempi, MGvision può fare al caso tuo. Da oltre 20 anni, supportiamo brand e aziende con campagne di digital marketing efficaci che massimizzano visibilità e conversioni e oggi più che mai la nostra esperienza può essere decisiva nel passaggio al nuovo paradigma. 

Cosa possiamo offrirti in concreto?

  1. un portfolio creativo ricco, progettato per Andromeda
  2. un approccio integrato organico e paid
  3. test continui e ottimizzazioni rapide
  4. impostazione tecnica impeccabile
  5. tone of voice e contenuti focalizzati sulle performance

Aiutiamo i brand non solo a “fare annunci”, ma a raccontare storie che l’algoritmo può valorizzare.

Vieni a trovarci nella nostra sede di Roma o scrivici per fissare un appuntamento, saremo lieti di conoscere il tuo progetto. 

Glossario

Ads Retrieval
La fase in cui l’algoritmo seleziona quali annunci sono idonei a essere mostrati all’utente.

Targeting Broad
Impostazione di pubblico ampia, con poche restrizioni: l’AI individua in autonomia le persone più adatte.

Varianti Creative
Set di asset diversi (video, reel, UGC, statici, copy) che il sistema può testare per trovare ciò che performa meglio.

UGC (User Generated Content)
Contenuti spontanei, spesso parlati o girati da creator reali: elevato tasso di attenzione, particolarmente premiati da Andromeda.

Watch Time
Tempo di visualizzazione dei video: più è alto, più l’algoritmo tende a mostrare l’annuncio.

Micro-Audience Dinamiche
Piccoli cluster di utenti che l’AI individua e aggiorna automaticamente in base ai comportamenti reali e alla risposta agli annunci.

Come funziona Google AI Mode in Italia e come sfruttarne le potenzialità

Google AI Mode Italia: cosa cambia nella ricerca e perché è un’evoluzione cruciale

L’arrivo di Google AI Mode in Italia, disponibile da ottobre 2025 dopo una fase di sperimentazione negli Stati Uniti, rappresenta una trasformazione significativa nel modo in cui gli utenti interagiscono con la ricerca online. La SERP tradizionale, composta principalmente da link e snippet, sta pian piano lasciando spazio a un’esperienza conversazionale basata su modelli generativi in grado di interpretare l’intento, collegare i vari passaggi informativi e proporre risposte già strutturate.
Per chi si occupa di SEO e Content strategy, questo cambiamento non è solo tecnologico, ma metodologico: la ricerca non procede più per step isolati, al contrario, si sviluppa come un dialogo continuo. Ogni risposta generata dall’IA apre, infatti, la strada a nuove domande e approfondimenti, creando un percorso progressivo in cui la qualità e la chiarezza dei contenuti diventano determinanti per emergere.
In questo articolo analizzeremo l’impatto di questo cambiamento e ne interpreteremo le implicazioni, così da comprenderne a fondo tutte le sfaccettature e le opportunità.

Come funziona Google AI Mode: la meccanica della risposta

Per capire come sfruttare al meglio Google AI Mode è essenziale conoscere il modo in cui l’IA elabora, organizza e presenta le informazioni.
A differenza della SERP classica, dove ogni ricerca è un’azione autonoma, AI Mode mantiene il filo logico della conversazione e arricchisce il contesto per accompagnare l’utente verso una comprensione più completa.

Le fasi principali del funzionamento includono:

1. Interpretazione dell’intento

Google analizza la query non come testo isolato, ma come espressione di un bisogno reale, collegato a ricerche precedenti e al contesto generativo.

2. Costruzione della risposta

Il sistema seleziona fonti autorevoli, applica i criteri E-E-A-T e genera una risposta già strutturata in paragrafi, step, confronti o elenchi.

3. Espansione tramite follow-up

L’utente può chiedere chiarimenti, varianti, esempi, check-list o confronti: l’IA mantiene il contesto e continua ad arricchire la conversazione.

Questa sequenza mostra come la ricerca diventi un percorso continuo, in cui l’IA assume il ruolo di guida informativa e non solo di motore di ricerca.

AI Overview e AI Mode: perché è fondamentale distinguerli

Prima di analizzare le implicazioni strategiche di AI Mode, è utile chiarire la sua differenza rispetto ad AI Overview, poiché le due funzioni vengono spesso percepite come equivalenti, ma influenzano l’esperienza dell’utente in modi molto diversi.

AI Overview: cosa vede l’utente

AI Overview è la sintesi generativa automatica che Google mostra quando una query richiede una risposta complessa.
Dal punto di vista visivo e funzionale:

  • appare in cima alla SERP, sopra risultati organici e annunci;
  • è presentata come un riquadro strutturato, simile a una mini-guida;
  • può includere testo, passaggi ordinati, immagini e link autorevoli;
  • non è interattiva, ovvero fornisce una sola risposta, senza dialogo.

AI Mode: l’esperienza conversazionale

AI Mode, invece, è una modalità che l’utente attiva manualmente per sviluppare un dialogo approfondito.

Nella pratica:

  • si apre una schermata dedicata, separata dalla SERP;
  • permette di fare domande successive e ottenere risposte adattive;
  • mantiene il contesto durante tutto il percorso;
  • integra testo, immagini, schemi o procedure operative.

In sintesi:

  • AI Overview = punto di partenza statico.
  • AI Mode = percorso conversazionale dinamico.

AI Overview vs AI Mode

AspettoAI OverviewAI Mode
Dove appareIn cima alla SERPIn un’interfaccia conversazionale
AttivazioneAutomaticaManuale
InterazioneMinimaElevata
Tipo di contenutiSintesi + linkAnalisi, esempi, confronti, multimedia
ObiettivoRisposta immediataApprofondimento guidato

Esempio pratico: ecco come cambia la ricerca

Query: “Come funziona il ciclo dell’acqua?”

Con AI Overview vedresti:

  • un riquadro in cima alla SERP con una spiegazione sintetica delle fasi;
  • immagini illustrative;
  • 2–3 link a fonti scientifiche autorevoli.

Se attivi AI Mode puoi:

  • chiedere una versione semplificata per bambini;
  • confrontare ciclo naturale e ciclo urbano;
  • richiedere un’infografica;
  • ottenere istruzioni per creare un modellino didattico;
  • approfondire ogni fase con domande successive.

L’esperienza passa così da una risposta a un percorso guidato.

Come AI Mode influisce sulla visibilità dei contenuti

Il passaggio alla ricerca conversazionale non modifica solo l’interfaccia: trasforma i criteri con cui Google decide quali contenuti utilizzare, citare o proporre nell’interazione.

Con AI Mode, ciò che conta non è più presidiare una sola query, ma risultare la fonte più utile nel momento in cui l’IA arricchisce la conversazione.

AreaCosa cambiaImplicazione
IntentiCrescono query naturali e discorsiveServono contenuti completi e contestualizzati
ContenutiL’IA privilegia fonti autorevoli e strutturateLa pertinenza diventa determinante
VisibilitàLe interazioni sono più qualificateMeno traffico casuale, più utenti motivati

La visibilità diventa quindi meno “posizionale” e più contestuale e qualitativa.

Come ottimizzare quindi i contenuti per Google AI Mode?

Per emergere nel nuovo ecosistema è necessario creare contenuti che funzionino all’interno di un dialogo continuo e non solo in una SERP statica.

Ecco i principi chiave:

1. Struttura modulare e leggibile

Blocchi tematici, tabelle, elenchi e step operativi permettono all’IA di riutilizzare facilmente le informazioni.

2. Copertura degli intenti successivi

Prevedi le follow-up questions: confronti, varianti, scenari, esempi.
Questo rende il contenuto più adatto alla logica progressiva di AI Mode.

3. Esempi reali e contestualizzati

L’IA privilegia contenuti che aiutano l’utente a capire come applicare un concetto.

4. Aggiornamento costante

Fonti datate vengono sostituite rapidamente da contenuti più freschi e affidabili.

5. Elementi visivi e formati multipli

Sebbene Google generi immagini, contenuti già completi visivamente aumentano il valore percepito dall’IA.

Quali opportunità crea AI Mode per chi lavora sulla presenza digitale

Alla luce di quanto spiegato, è importante considerare che la ricerca conversazionale non riduce la visibilità, ma la qualifica. Per chi produce contenuti autorevoli, AI Mode diventa quindi un moltiplicatore.

OpportunitàBeneficio concreto
Contenuti specialistici valorizzatiL’IA premia profondità e competenza reale
Traffico più qualificatoL’utente che clicca ha un intento chiaro
Presidio di intenti multipliUna sola pagina può rispondere a più esigenze
Maggiore autorevolezzaI contenuti utili vengono citati dall’IA

L’obiettivo non è più generare impressioni, ma diventare la fonte più utile nella conversazione.

A chi rivolgersi per ottimizzare i contenuti per Google AI Mode?

Lo abbiamo visto nei paragrafi precedenti: Google AI Mode non è un semplice aggiornamento, ma un cambiamento strutturale nel modo in cui le persone cercano, leggono e comprendono le informazioni. Prepararsi oggi a questa nuova visione del web significa costruire un vantaggio competitivo duraturo in termini di visibilità e autorevolezza.

A questo proposito, affidarsi a degli esperti può fare la differenza. Se stai cercando una web agency che sappia supportarti in questo processo, MGvision può fare al caso tuo e affiancarti nella definizione di una strategia AEO completa e progettata per far emergere i tuoi contenuti nelle conversazioni generate dall’IA.
Da oltre 20 anni, infatti, con competenza e professionalità, supportiamo brand e aziende nella gestione della visibilità sui motori di ricerca, integrando SEO, Content design e modelli di ottimizzazione evoluti.

Vuoi capire come valorizzare il tuo brand nell’era della ricerca conversazionale?
Parliamone insieme: progettiamo una presenza digitale efficace per Google AI Mode.

Vieni a trovarci nella nostra sede di Roma o contattaci per fissare un appuntamento telefonico.

Glossario 

AI Overview
Sintesi generativa che Google mostra automaticamente in cima alla SERP quando una query richiede una risposta articolata.

AI Mode
Modalità conversazionale attivata manualmente dall’utente che permette un dialogo continuo, domande successive e risposte contestuali.

AEO (Answer Engine Optimization)
Insieme di strategie per ottimizzare i contenuti affinché vengano utilizzati, citati o generati dagli assistenti basati su IA come Google AI Mode.

Intento di ricerca
La reale necessità o motivazione alla base di una query; nella ricerca conversazionale può evolvere e ramificarsi.

E-E-A-T
Principio di valutazione dei contenuti basato su: Experience, Expertise, Authoritativeness, Trustworthiness. Google lo applica per selezionare le fonti più affidabili.

Contenuti modulari
Strutture a blocchi (elenchi, step, tabelle) che permettono all’IA di estrarre e riorganizzare facilmente le informazioni.

Follow-up
Domande successive che l’utente pone all’IA per approfondire, chiarire o ottenere varianti della risposta.

Query conversazionali
Ricerche formulate in modo naturale, simili al linguaggio parlato, sempre più frequenti con AI Mode.

SERP
La pagina dei risultati di ricerca tradizionale, composta da link, snippet, immagini e altri elementi.

Fonte autorevole
Risorsa online considerata attendibile e competente, preferita dall’IA per la costruzione delle risposte.

Brand positioning: cos’è e che ruolo ha nella comunicazione aziendale

Cosa sapere sul brand positioning, cos’è e in che modo può far crescere il business

Se stai cercando nuovi strumenti per aumentare la visibilità e il valore del tuo brand, è il momento di capire in modo chiaro cos’è il brand positioning e perché rappresenta una leva strategica per il successo aziendale.

In termini semplici, il brand positioning è il processo con cui un’azienda definisce la propria posizione nel mercato e comunica ciò che la rende unica. L’obiettivo è distinguersi dai concorrenti e costruire una proposta chiara, rilevante e memorabile per il pubblico di riferimento.

Oggi, in un contesto in cui le persone sono esposte a un flusso continuo di contenuti, catturarne l’attenzione e costruire valore nel tempo non è semplice. Come ricordava Philip Kotler, padre del marketing moderno, la chiave è progettare l’offerta e l’immagine aziendale in modo coerente, così che il messaggio risulti chiaro e riconoscibile per il pubblico.

Per raggiungere questo obiettivo, è necessario sviluppare una strategia di marketing integrata in cui comunicazione, prodotto, identità visiva e pricing lavorino in sinergia. Solo così è possibile raccontare con coerenza i valori del brand, creare fiducia e rispondere in modo autentico alle reali aspettative dei clienti.

Perché è così importante il posizionamento di brand e come influenza le decisioni di acquisto

Il brand positioning si basa su un principio semplice, ma potente: nelle decisioni di acquisto le persone non scelgono solo con la logica, ma sono fortemente influenzate da come percepiscono il valore di un prodotto o di un servizio. In altre parole, la percezione del brand diventa un elemento decisivo nella costruzione di preferenze e fedeltà.

Per orientare questa percezione in modo positivo, è necessario individuare un beneficio distintivo o un tratto unico del brand che ne valorizzi l’immagine in termini di qualità, innovazione o affidabilità. In questo modo, è possibile costruire una presenza chiara e memorabile, capace di differenziarsi in modo concreto dai competitor.

Prima di intraprendere questo percorso, è importante però definire il punto di partenza attraverso la cosiddetta “mappa di posizionamento” o “mappa percettiva”, uno strumento che consente di analizzare come il pubblico interpreta l’identità e l’offerta del brand rispetto alla concorrenza. La mappa viene rappresentata graficamente dall’incrocio di due assi, che descrivono l’ambiente competitivo secondo variabili come:

  • innovazione – tradizione
  • prezzo – qualità percepita
  • accessibilità – esclusività
  • sostenibilità – performance

Analizzando la collocazione del brand all’interno di questa struttura visiva, è possibile comprendere quale spazio occupa rispetto ai competitor, quali aree comunicative risultano più saturate e quali, invece, offrono opportunità per posizionarsi in modo più distintivo e rilevante.

In questo modo, il posizionamento diventa uno strumento strategico per guidare le scelte dei consumatori, creando un legame chiaro tra percezione, valore e decisione d’acquisto.

Come definire una buona strategia di brand positioning

Dopo aver chiarito cos’è il brand positioning e quali sono le sue potenzialità, vediamo i passaggi fondamentali per costruire una strategia di marketing efficace e coerente.

  1. Studia il tuo pubblico di riferimento. Analizza aspettative, esigenze, problemi e valori condivisi. Capire davvero il tuo pubblico ti permette di offrire soluzioni rilevanti e costruire relazioni solide.
  2. Osserva il mercato e i competitor. Valuta come si muovono i concorrenti, quali iniziative adottano per attrarre clienti e quali opportunità rimangono scoperte. Questo ti aiuta a identificare spazi distintivi in cui andare a posizionarti.
  3. Definisci la tua proposta di valore unica. Determina cosa rende il tuo brand speciale e desiderabile, e fai di questo il cuore della tua comunicazione e del tuo posizionamento.
  4. Definisci il positioning statement. Si tratta di una frase ad uso interno che riassume chi sei, a chi ti rivolgi e cosa offri. Funziona come punto di riferimento per una comunicazione coerente e orientata al mercato.

Nell’ambito della strategia, è importante che anche tutti gli elementi distintivi del brand – naming e logo, tono di voce, packaging, prezzo, customer experience – siano coordinati e coerenti con il posizionamento. Solo così è possibile colmare la distanza tra ciò che desideri venga percepito e ciò che realmente arriva alle persone.

Gli errori più comuni nel posizionamento di un brand 

Come accennato, il posizionamento del brand è il risultato di un’analisi strategica e di scelte consapevoli: l’immagine del marchio viene costruita su misura per il target di riferimento e attorno alla proposta unica di valore. Tuttavia, ci sono alcuni errori comuni da evitare quando si cerca di allineare posizionamento strategico e percezione del pubblico:

  • cambiare posizionamento del brand in modo frequente, poiché ciò può generare instabilità e perdita di fiducia;
  • rivolgersi ad un pubblico generico, anziché al proprio target, diluisce il messaggio e riduce l’efficacia della strategia;
  • trasmettere un messaggio poco distintivo che non comunica l’unicità del brand, rendendolo di fatto facilmente confondibile con la concorrenza;
  • copiare altri brand, occupando spazi mentali già saturi e andare a ridurre le possibilità di emergere e costruire una posizione memorabile nella mente dei clienti.

Evitare questi errori è fondamentale per garantire che il posizionamento del brand sia chiaro, coerente e distintivo, creando fiducia e riconoscibilità nel tempo.

Case study: come le grandi aziende hanno conquistato uno spazio nella mente dei consumatori

Alcuni brand, più di altri hanno messo in atto strategie vincenti di posizionamento del brand, delineando quelli che sono dei veri e propri modelli da seguire. Eccone alcuni:

  • Red Bull ha il merito di aver creato il concetto di energy drink, individuando un preciso bisogno dei consumatori, sottolineato dallo slogan “Red Bull ti mette le ali”. Non a caso, il marchio sponsorizza numerosi eventi sportivi a cui partecipa con auto personalizzate e iconiche lattine montate sul tettuccio, rendendo il brand immediatamente riconoscibile.
  • Coca Cola, azienda leader del suo settore da oltre un secolo, ha puntato su una comunicazione sognante con slogan come “Open Happiness”, colori come rosso e bianco che evocano il legame con Babbo Natale e un’aura di mistero diffusa intorno alla sua ricetta segreta. 
  • McDonald’s ha adottato una strategia di marketing differente in base ai Paesi in cui è presente per adattarsi alle diverse tradizioni alimentari. Il posizionamento del marchio segue un processo preciso: individuazione della nicchia di mercato, sperimentazione, adattamento e innovazione, permettendo al brand di rispondere efficacemente ai bisogni locali.
  • Tesla ha conquistato il suo spazio come azienda produttrice di auto elettriche per eccellenza. Sin dal suo arrivo sul mercato si è infatti presentata come brand innovativo, esclusivo, che promette performance eccellenti.

Da questi esempi emerge un principio chiave: non esiste una strategia di posizionamento valida per tutti. Ogni brand deve definire la propria strada e conquistare il proprio spazio attraverso pianificazione, coerenza e un pizzico di creatività.

Noi di MGvision possiamo aiutarti a costruire una strategia di marketing personalizzata, basata su un’analisi approfondita del brand positioning e sull’individuazione delle opportunità più efficaci per avvicinare il tuo pubblico target. Da oltre vent’anni accompagniamo aziende e professionisti nel percorso digitale, combinando esperienza, creatività e competenze specifiche in branding e digital marketing.

Se vuoi dare al tuo brand una direzione chiara, distintiva e concreta nel mondo digitale, contattaci o vieni a trovarci nella nostra sede di Roma.

Cosa fa una web agency e come scegliere quella giusta

Dalla strategia al successo! Cosa fa una web agency per far emergere il tuo business online

Costruire una presenza online solida ed efficace è una sfida complessa per molte aziende, soprattutto per quelle che non dispongono internamente delle competenze e delle professionalità necessarie per gestire strategia, comunicazione e strumenti digitali. Capire cosa fa una web agency è quindi il primo passo per comprendere come un partner specializzato possa fare davvero la differenza.

Se un tempo bastava un “semplice” sito vetrina per essere visibili online, oggi la realtà è molto più articolata: i siti sono dinamici, interattivi e integrano una vasta gamma di servizi digitali in grado di ampliare il pubblico, rafforzare le relazioni con i clienti e incrementare le vendite.

Mantenere una presenza digitale strutturata, quindi, richiede un aggiornamento costante e la capacità di adattarsi all’evoluzione tecnologica. Per questo, sempre più imprese scelgono di affidarsi a una web agency, ovvero un team di professionisti che progetta strategie su misura per valorizzare brand e aziende nel mondo digitale.

Ma in concreto, cosa fa una web agency? Quali servizi offre e come può supportarti nella crescita online? In questo articolo ti spieghiamo in modo chiaro cos’è una web agency, di cosa si occupa e come può aiutarti a conquistare un posizionamento di rilievo nel panorama digitale.

Cos’è e cosa fa una web agency: ecco tutti i vantaggi che offre

Una web agency, o agenzia web, è una realtà specializzata nella creazione e nella gestione di progetti web e lavora a stretto contatto con aziende e professionisti, per comprendere quali sono i loro obiettivi di business e individuare soluzioni personalizzate per realizzarli. 

In particolare, quindi, si occupa dello sviluppo e della gestione di siti web e di soluzioni finalizzate a migliorare il posizionamento online di un marchio o di un prodotto.  

Fra le principali attività possiamo elencare:

  • Realizzazione e ottimizzazione di siti web ed e-commerce e landing page. Per progettare un sito web creativo e innovativo è necessario sviluppare aspetti chiave che possono rendere l’esperienza di navigazione dell’utente intuitiva e coinvolgente. Tra questi rientrano un design responsive per adattare il sito a tutti i dispositivi, lo studio di una grafica accattivante e coerente con il brand, l’integrazione di strumenti di monitoraggio e analisi per comprendere le prestazioni del sito e il comportamento degli utenti e il rispetto dei requisiti di accessibilità.
  • Ottimizzazione per i motori di ricerca (SEO). Nella SEO rientrano numerose strategie finalizzate a migliorare la visibilità sui motori di ricerca per aumentare il traffico organico verso il sito e massimizzare le conversioni. Tra le varie attività finalizzate a tale scopo rientrano l’individuazione di parole chiave, l’ottimizzazione dei contenuti visivi e testuali e la link building. 
  • Sviluppo di campagne di online advertising. Se i risultati di una campagna SEO sono visibili nel tempo, i servizi di web advertising consentono di ottenere una visibilità immediata e mirata. Le campagne pubblicitarie sui social e sui motori di ricerca vengono strutturate in base agli obiettivi da raggiungere e dopo aver individuato il target di riferimento.
  • Social Media Marketing. Una web agency solitamente si occupa anche di gestire la presenza di un brand sulle pagine dei vari social definendo una strategia nel lungo periodo e creando contenuti in linea con l’identità aziendale, finalizzati a catturare l’attenzione degli utenti e a creare engagement. 
  • Content Marketing. Un’attività fondamentale per coinvolgere il target di clienti, informare il pubblico e migliorare la reputazione del marchio è la creazione di contenuti originali e di valore come post, newsletter, infografiche o video. 
  • Analisi e report. Utilizzando strumenti avanzati, come ad esempio Google Analytics, un’agenzia web può raccogliere dati sul traffico del sito e sull’andamento delle campagne per individuare nuove strategie finalizzate e migliorare sempre di più la presenza online dei clienti. 

Per svolgere tutti questi compiti, all’interno di una web agency strutturata lavora un team di professionisti con competenze specifiche e diversificate: Digital Strategist, Project manager, Web Designer, Sviluppatori Web, SEO Specialist, Copywriter, Social Media Manager, Graphic Designer, ADV Specialist, Data Analyst. 

Come scegliere la web agency giusta?

Individuare il partner giusto, come abbiamo visto, è fondamentale per costruire una presenza online di successo. Oltre a realizzare il tuo sito web, infatti, all’agenzia spetta anche il compito di selezionare gli strumenti più adatti a supportare i tuoi obiettivi di business nel lungo periodo. E allora come scegliere quella che fa per te?

Innanzitutto, è importante valutare l’esperienza dell’agenzia e il suo portfolio clienti. Questo può aiutarti a comprendere la capacità e le competenze del team di lavoro. Inoltre, la gamma dei servizi a disposizione è un altro fattore da considerare, perché non tutte le digital agency hanno un’offerta davvero completa. 

Infine, ti suggeriamo di verificare le recensioni dei clienti e le certificazioni conseguite dall’azienda per mettere alla prova la sua credibilità. Se l’impressione è positiva, contatta i responsabili per scoprire se sono realmente disponibili a sviluppare il tuo progetto fornendo soluzioni adeguate. 

Noi di MGvision, in oltre 20 anni di esperienza sul campo, abbiamo aiutato oltre 15.000 clienti provenienti da settori differenti e abbiamo dato il nostro contributo nella realizzazione dei loro obiettivi di marketing. Siamo specializzati in digital marketing e branding strategy e ci distinguiamo per il nostro approccio trasparente e collaborativo che ci porta a mettere sempre in primo piano le esigenze dei clienti. 

Grazie al nostro team di Marketing Strategist, Content Manager, SEO Specialist, Creativi e Sviluppatori possiamo proporre svariati servizi:

  • Marketing Strategy
  • Sviluppo siti Internet
  • SEO & Digital PR
  • Online Advertising
  • Social Media Strategy
  • Web Analytics
  • Content Marketing
  • CRO & User Experience.

Sul nostro sito puoi scoprire anche tutte le certificazioni ed i riconoscimenti che abbiamo conseguito, a garanzia della nostra professionalità e della qualità dei servizi che offriamo. Hai ancora domande su cosa fa una web agency e vorresti parlare con noi del tuo progetto?

Vieni a trovarci nella nostra sede di Roma, oppure contattaci per una consulenza gratuita!

4 tipologie di contenuti per la Content Strategy del tuo brand

Intrattenere, ispirare, educare e convincere: guida ai diversi tipi di contenuti di Marketing Strategy 

Stai progettando di costruire una presenza online solida e riconoscibile, capace di distinguersi in un panorama digitale sempre più affollato e competitivo? Il segreto risiede in una Content Strategy mirata. Mixare correttamente le diverse tipologie di contenuto, infatti, migliora l’efficacia comunicativa e rafforza il rapporto con l’audience.

I brand di maggior successo lo sanno bene: per attirare l’attenzione dei consumatori, generare valore e creare fiducia, è fondamentale, infatti, sviluppare una strategia di comunicazione capace di integrare diverse forme di contenuto, ciascuna in grado di parlare alle persone in momenti specifici del loro customer journey.

Ma come riuscirci concretamente?

Uno strumento utile arriva dalla matrice dei contenuti di SmartThings, un approccio pratico e funzionale che va oltre la semplice informazione e che è anche capace di intrattenere, divertire, coinvolgere e convertire. 

SmartThings individua, in particolare, 4 tipi di contenuti di Marketing Strategy efficace,ovvero quattro modi diversi di entrare in contatto con gli utenti, offrendo loro esperienze rilevanti e significative, e rafforzando al contempo autorevolezza, fiducia e desiderio di interazione con il brand. Il Content Marketing, in questa visione, diventa lo strumento principale per migliorare l’engagement e consolidare il rapporto con il proprio target di pubblico. 

Vediamo quindi nel dettaglio cos’è la matrice dei contenuti e come utilizzarla nel modo corretto.

Quali tipi di contenuti di Marketing Strategy che ti aiutano a conquistare la fiducia del pubblico

La matrice dei contenuti di SmartThings è un modello teorico utile per orientarsi nella creazione di una campagna di Content Marketing efficace. Il suo obiettivo? Aiutarti a scegliere, in modo strategico, quali tipi di contenuti utilizzare e quando proporli al tuo pubblico.

A livello grafico, questo schema si presenta come un semplice incrocio tra due assi – uno orizzontale e uno verticale – che formano 4 quadranti, ognuno associato a una specifica tipologia di contenuto:

  • sulla direttrice orizzontale, leggendo da sinistra verso destra, troviamo i contenuti che accompagnano il pubblico nelle varie fasi del percorso di acquisto, si parte dalla consapevolezza (awareness) fino ad arrivare all’acquisizione di potenziali clienti (lead generation);
  • sulla direttrice verticale, invece, si muovono le emozioni: in alto i contenuti più ispirazionali ed emozionali, in basso quelli più razionali e informativi.

Questa struttura aiuta a visualizzare l’equilibrio tra emozione e logica all’interno della tua strategia, permettendoti di creare una comunicazione più completa e coerente con gli obiettivi del brand.

Dall’incrocio dei due assi della matrice nascono 4 quadranti, ciascuno dedicato a un diverso tipo di contenuto. Ognuno di questi svolge un ruolo specifico all’interno della tua strategia di comunicazione, accompagnando il pubblico in una fase diversa del suo percorso di relazione con il brand.

  1. Contenuti per intrattenere (entertain). Catturano l’attenzione, puntando sulle emozioni. Leggeri, divertenti e spesso virali, servono a creare awareness e a far conoscere il brand a un pubblico più ampio.I contenuti per intrattenere sono  video, post social, grafiche d’impatto, contest, quiz e attività di gamification.
  2. Contenuti per ispirare (inspire). Promuovono la motivazione emotiva e creano fiducia attraverso esempi reali e concreti, aiutando così l’utente nel momento in cui sta valutando una decisione di acquisto. Si considerano contenuti per ispirare le testimonianze, le recensioni, i post di influencer o testimonial. 
  3. Contenuti per educare (educate). Servono a informare e formare il pubblico, offrendo valore attraverso la condivisione di conoscenze utili. Aiutano gli utenti a comprendere meglio il prodotto o servizio e a riconoscerne i vantaggi. Sono contenuti per educare i video tutorial, le guide, i trend report, i white paper, gli ebook. 
  4. Contenuti per convincere (convince). Sono i contenuti più diretti e orientati all’azione, pensati per le fasi finali del funnel di conversione. Spingono l’utente a compiere un passo concreto: richiedere una demo, iscriversi a un evento, acquistare un prodotto o un servizio. Tra questa tipologia di contenuti rientrano webinar, case study, feature di prodotto, demo interattive e FAQ.

Fare riferimento alla matrice dei contenuti significa quindi imparare a diversificare la comunicazione lungo tutto il customer journey, scegliendo di volta in volta se fare leva sulle emozioni o sulla razionalità in base al target e agli obiettivi di business. L’obiettivo finale è accompagnare l’utente in un percorso che lo porti, passo dopo passo, dall’awareness all’azione concreta.

Combinando diversi tipi di contenuti di marketing è possibile costruire una Content Strategy articolata e coerente, che alterna storytelling emozionale, informazione e formazione. In questo modo la comunicazione diventa più efficace, perché segue da vicino i bisogni del pubblico e ne agevola il processo di scelta e di acquisto.

Facciamo un esempio concreto. Immaginiamo un’azienda alimentare che vuole far conoscere i propri prodotti a un pubblico nuovo: nella fase di awareness può puntare su contenuti emozionali, raccontando la storia del brand o mostrando il valore umano dietro la produzione. Nelle fasi successive, però, sarà importante affiancargli anche contenuti più informativi come guide, certificazioni e riconoscimenti o approfondimenti tecnici, per dimostrare la genuinità dei prodotti e conquistare autorevolezza nel settore di riferimento. 

Questo equilibrio tra emozione e razionalità è proprio ciò che permette di costruire fiducia e di guidare il pubblico verso la conversione.

Esempi pratici su come i brand utilizzano i diversi tipi di Content Marketing 

Come vengono tradotte queste linee guida nella pratica? Quando si parla di Marketing Strategy, non esiste una formula valida per tutti: ogni brand deve individuare la leva giusta da attivare in ciascuna fase del funnel di conversione, tenendo conto del proprio pubblico e dei suoi bisogni.

La chiave è capire quale tipo di contenuto funziona meglio in ogni fase del funnel di conversione. Quello che coinvolge un utente in fase di scoperta non sarà altrettanto efficace per chi è già vicino all’acquisto, e viceversa. 

Alcuni esempi? Un video emozionale può essere il mezzo ideale per aumentare la brand awareness, attirando nuovi utenti e creando un legame immediato. Un comunicato stampa o un articolo di approfondimento, invece, possono rafforzare la brand reputation, consolidando la credibilità del marchio e il suo posizionamento nel settore.

Osservando casi concreti, vediamo quindi quali tipologie di contenuti hanno scelto alcuni grandi brand per costruire la loro Marketing Strategy.

  • Nel settore beauty, Sephora ha scelto di puntare su contenuti pensati per intrattenere e coinvolgere il pubblico. Sul suo sito propone un quiz interattivo che aiuta gli utenti a scoprire i trattamenti più adatti al proprio tipo di pelle, offrendo al tempo stesso consigli personalizzati per una skincare su misura. Un esempio perfetto di contenuto “entertain”, capace di unire divertimento e utilità, favorendo la lead generation e la fidelizzazione.
  • Nel panorama della comunicazione digitale, Taffo è diventata un vero caso di studio. L’agenzia di servizi funebri ha costruito, infatti, la propria notorietà attraverso un Tono di Voce sarcastico e irriverente, capace di intrattenere e sorprendere gli utenti su temi che solitamente restano tabù. Grazie ai suoi post virali e all’uso intelligente dei contenuti per intrattenere, Taffo ha aumentato in modo esponenziale la visibilità del brand, trasformando l’audience in una community attiva e fidelizzata.
  • Booking.com ha scelto di puntare sui contenuti per ispirare. Attraverso il meccanismo della riprova sociale, il brand valorizza le recensioni autentiche dei clienti per trasmettere fiducia e dimostrare la qualità del servizio. Questi contenuti non solo ispirano, ma aiutano anche gli utenti a prendere decisioni di acquisto consapevoli, compensando l’assenza di un contatto diretto con la piattaforma. Un modello di content marketing ispirazionale che rafforza la brand reputation e stimola la conversione.
  • Per promuovere il celebre panino Whopper, Burger King ha scelto un contenuto capace di educare e intrattenere allo stesso tempo. Nel 2021 ha realizzato un’infografica in cui ha raccontato, attraverso uno storytelling visivo chiaro e intuitivo, le caratteristiche del prodotto: con immagini accattivanti e testi sintetici, il brand ha mostrato ai clienti gli ingredienti del panino, mettendo in risalto gusto, qualità e genuinità. Un esempio efficace di come un contenuto semplice e visivamente curato possa rafforzare la brand awareness e comunicare in modo trasparente con gli utenti.
  • Shopify, invece, ha scelto di puntare sui contenuti per convincere, pensati per agire sulle decisioni razionali del pubblico. Sul proprio sito ha inserito una sezione dedicata alle storie reali di imprenditori che hanno ottenuto successo grazie alla piattaforma, così da dimostrare in modo concreto come i suoi servizi aiutino a creare e far crescere un business, offrendo ispirazione e credibilità a chi sta valutando di aprire un e-commerce. Un approccio che unisce autenticità e prova sociale, due elementi chiave per aumentare la fiducia e stimolare la conversione.

Quale sarà la tua Marketing Strategy? Scoprilo con MGvision! 

Come abbiamo visto, la matrice dei contenuti è uno strumento prezioso per costruire una Content Strategy efficace, capace di integrare contenuti diversi in ogni fase del funnel di marketing.

Per individuare i contenuti più adatti a sostenere la crescita del tuo brand, il primo passo è definire con chiarezza gli obiettivi di marketing: vuoi aumentare la notorietà, generare contatti o migliorare la reputazione online? Una volta definito questo, il secondo passo è imparare a conoscere a fondo il tuo pubblico, per capire se la tua comunicazione deve puntare su leve razionali o emotive. Solo bilanciando in modo strategico le diverse tipologie di contenuti — quelli per intrattenere, ispirare, educare e convincere — potrai creare un percorso coerente con le esigenze e le aspettative dei clienti in ogni momento del percorso di acquisto. 

Se non sai da dove iniziare, i Content Marketing Strategist di MGvision possono aiutarti a definire gli strumenti e i canali più adatti ai tuoi obiettivi, individuando la combinazione di contenuti più efficace per attrarre, coinvolgere e convertire il tuo pubblico.

Vieni a conoscerci di persona presso la nostra sede di Roma, oppure contattaci per costruire insieme la tua prossima Marketing Strategy di successo.

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