Effetti del DMA su Google: le novità per la pubblicità online in Europa

DMA e Google, ecco come cambia la raccolta dei dati e la gestione del consenso 

Hai un’azienda e fai attività di advertising? Allora devi sapere che stanno per cambiare le regole per fare pubblicità online in Europa: per uniformarsi a quanto disposto dal Digital Market Act (DMA), a partire da marzo 2024, Google richiederà ai suoi inserzionisti di modificare le modalità di richiesta e condivisione dei dati di consenso.

Nell’ottica di assecondare tale processo e rispettare il DMA, Google si è già attivata per modificare alcuni dei suoi prodotti e servizi, offrendo ai propri utenti la possibilità di scegliere a quali di questi restare collegati. 

In particolare i servizi Google interessati sono i seguenti:

  • Ricerca
  • Servizi Pubblicitari
  • Chrome
  • Google Play
  • YouTube
  • Google Maps
  • Google Shopping.

Ogni utente potrà decidere di rimanere collegato a tutti, a nessuno, oppure potrà selezionare solo quelli di suo interesse. I servizi a cui sceglierà di collegarsi, a loro volta, potranno condividere i dati dell’utente tra loro, ad esempio per personalizzare annunci e contenuti.

Nel caso in cui non venisse effettuato alcun collegamento, le funzionalità dei servizi Google che si basano proprio sulla condivisione dei dati potrebbero risultare invece non disponibili oppure limitate. Se, ad esempio, l’utente decidesse di non collegarsi a Chrome, YouTube e Ricerca, non riceverebbe più nella Ricerca consigli personalizzati su cosa leggere.

In ogni caso, le preferenze di collegamento potranno essere riviste o modificate in qualsiasi momento.

La normativa europea mira a regolamentare l’online, sia dal punto di vista dei contenuti che delle responsabilità. Un forte accento è posto sulla trasparenza e sulla protezione dei dati degli utenti, facendo particolare riferimento alla pubblicità sul web.

Per rispondere alle nuove direttive, Google chiederà, in particolare, agli inserzionisti europei di adottare segnali di consenso verificabili e tracciabili dagli utenti,  inoltre sarà obbligatorio l’utilizzo del Consent Mode in tutti i siti che fanno uso dei servizi Google, come Analytics o Ads.

Il Consent Mode, in particolare, adegua l’uso dei cookie per annunci e statistiche modificando il meccanismo di condivisione dei dati di consenso, specialmente per gli utenti che lo negano. Come la stessa Google ha spiegato “la modalità di consenso permette di comunicare a Google lo stato del consenso all’uso dei cookie o degli identificatori di app concesso o meno dagli utenti. I tag modificano il loro comportamento e rispettano le scelte degli utenti”. Il comportamento di  Analytics, Google Ads e tag di terze parti che leggono o creano i cookie viene di conseguenza adattato in modo dinamico. Quanto gli utenti negano il consenso, alcune funzionalità dei servizi Google interessati subiscono delle limitazioni non potendo più offrire un’esperienza personalizzata basandosi sui dati di comportamento dell’utente.

Ma vediamo nello specifico quali saranno i nuovi requisiti di Google a cui gli inserzionisti UE dovranno adeguarsi.

Cos’è il DMA e come Google risponde alla nuova normativa

Il Digital Market Act, noto anche come legge sui mercati digitali, è una normativa europea entrata in vigore a novembre 2022, ma che verrà effettivamente applicata a partire da marzo 2024. 

Obiettivo del DMA è promuovere giustizia e concorrenza sui mercati digitali, per questo si è concentra principalmente sulle grandi piattaforme online che hanno un’influenza significativa sul mercato e che vengono definite “gatekeeper” invitandole a non abusare della loro posizione dominante e a prevenire pratiche commerciali sleali, come ad esempio l’autopromozione dei servizi, l’obbligo per l’utente di installare in maniera predefinita servizi software, oppure la condivisione dei dati degli utenti tra i diversi servizi dello stesso ecosistema.

L’intento quindi è evitare che i colossi tecnologici abusino della loro posizione dominante ostacolando la concorrenza e imponendo agli utenti condizioni ingiuste. I gatekeeper identificati dalla legislazione sono: 

  • Alphabet (Google);
  • Amazon;
  • Apple;
  • ByteDance (TikTok);
  • Meta;
  • Microsoft.

Diversi sono i Servizi di Piattaforma Principale (Core Platform Services) che saranno interessati dalle novità del DMA, ad esempio i social network, Google Ads, Search e i browser di ricerca.

Il DMA avrà applicazione in tutta l’Area Economica Europea (EEA) includendo, oltre ai 27 Paesi membri UE, anche Islanda, Norvegia e Liechtenstein. 

Quali sono gli obblighi previsti dal DMA per i gatekeeper 

L’evoluzione delle normative sulla privacy ha imposto requisiti rigorosi a Google e agli altri “gatekeeper” designati. Per supportare un ecosistema digitale competitivo, il DMA impone alcune regole da seguire:

  • evitare l’autopromozione dei propri servizi;
  • limitare la condivisione dei dati degli utenti tra più servizi di un ecosistema;
  • non concorrere con le imprese che usano i loro servizi;
  • autorizzare vendite dirette e l’utilizzo di intermediari;
  • impedire l’installazione predefinita di servizi software;
  • assicurare la portabilità dati degli utenti e consentire alle imprese di accedere ai dati della loro attività;
  • fornire obbligatoriamente informazioni sulle operazioni di acquisizione effettuate. 

Quindi, a partire da marzo 2024, i colossi del web dovranno garantire la raccolta di segnali di consenso che siano tracciabili dagli utenti e verificabili, al fine di poter consentire la condivisione dei dati tra diversi servizi che fanno parte dello stesso ecosistema. 

Che cos’è il Google Consent mode

Le regole del DMA su Google, e soprattutto sui suoi inserzionisti, avranno un impatto non indifferente. Ad essere influenzata sarà la condivisione dei dati da Google Analytics 4 verso le piattaforme di attivazione media Google Ads e GMP suite e l’utilizzo dei dati di tracciamento che queste generano.

Per attivare pubblici cross-platform, Google è obbligata a raccogliere segnali di consenso che siano tracciabili e verificabili. A tal fine gli inserzionisti devono:

  • creare una Consent Management Platform (CMP), ovvero una piattaforma per la gestione del consenso;
  • modificare il metodo di raccolta dei dati, l’analisi e il consenso media vanno trasmessi agli strumenti di Google tramite un Consent Mode che permette la condivisione dei dati con Google;
  • aggiornare SDK e API di Google al fine di poter condividere anche offline i segnali di consenso con le piattaforme media di Google.

Quindi? Come procedere?

Per adeguarsi alla nuova normativa Google ha rilasciato la Google Consent Mode Versione 2, a cui gli inserzionisti dovranno uniformarsi, che include dei nuovi parametri che abilitano o disabilitano i sistemi di tracciamento in base alla scelta dell’utente su un sito web o app. La scelta dell’utente impatterà anche le modalità con cui Google potrà usare questi dati per il target e la visualizzazione di annunci.  

Vuoi adeguare il tuo sito alle nuove regole del DMA? Affidati a MGvision!

Se vuoi adeguare il tuo sito alle nuove regole del DMA applicate a Google e agli altri big del web ma non sai come fare, noi di MGvision possiamo aiutarti.

Questo momento offre anche grandi opportunità per gli inserzionisti, in quanto con una Consent Mode correttamente implementata, le piattaforme pubblicitarie potranno tracciare con maggiore precisione le conversioni (come vendite o contatti) e di conseguenza permettere alle campagne di ottenere risultati ancora migliori.

Per incrementare la tua presenza sul web, migliorare la tua reputazione online e acquisire nuovi clienti, possiamo studiare una campagna pubblicitaria su Google capace di intercettare il tuo target. Abbiamo studiato, infatti, dei pacchetti ad hoc per aiutare le aziende ad adeguarsi alla nuova regolamentazione e supportarle nella gestione della privacy degli utenti.

Il nostro staff di tecnici e creativi è specializzato nel creare annunci pubblicitari personalizzati dal forte impatto visivo per realizzare campagne pubblicitarie su Google e META che possono farti raggiungere risultati nel breve periodo. 

Le idee su come fare pubblicità su Internet sono molte di più di quelle che immagini: vorresti saperne di più? Richiedi subito la nostra consulenza!

Si può fare marketing in modo inclusivo? Sì, se partiamo dal linguaggio

La forza delle parole: perché il linguaggio inclusivo è un valore aggiunto per il brand

Essere gentili per non discriminare, includere per rappresentare al meglio la realtà. Da tempo diversi brand hanno iniziato ad adottare un linguaggio inclusivo nelle loro campagne di comunicazione, per far sì che chiunque possa sentirsi rappresentato dalle parole scelte, a prescindere da etnia, religione, orientamento sessuale, contesto culturale o presenza di una disabilità.  

Il motivo di questa scelta è facile da comprendere: le parole costruiscono significati e rafforzano una particolare visione del mondo. In un contesto come quello attuale dove si fa sempre più spazio la cultura della Diversity & Inclusion, i brand hanno trovato nel linguaggio inclusivo un mezzo per mostrare il loro impegno e la loro responsabilità sociale. 

Questa nuova attenzione nel linguaggio tiene quindi conto dei mutamenti della società e del pubblico di riferimento e soprattutto viene incontro alle esigenze delle generazioni attuali che chiedono coerenza, azioni concrete e premiano le aziende di cui sposano i valori.

L’occasione giusta per empatizzare con il pubblico

Se in passato per posizionare un brand era sufficiente illustrare le caratteristiche dei prodotti e metterne in evidenza i vantaggi per i consumatori, oggi questo approccio non è più valido in quanto lo scenario è notevolmente cambiato: il mercato è più competitivo e soprattutto è diverso il pubblico di riferimento. 

Uno dei gruppi demografici più popolosi, e quindi più influenti, è la Generazione Z. Questa fascia di popolazione pesa molto sui consumi, nutre importanti aspettative, pretende qualità dei prodotti e rispetto delle tematiche sociali da parte dei brand.  

Quello che è stato messo in atto è un vero e proprio cambio di prospettiva in cui sono i brand a essere sotto i riflettori e sono loro che devono dimostrare in che modo si preoccupano dei temi sociali.

Da qui nasce l’esigenza di adottare una comunicazione più inclusiva, dove la scelta delle parole ha il compito di rappresentare community sempre più eterogenee.

Il marketing inclusivo come rappresentazione del mondo reale

Attraverso il linguaggio inclusivo si vuole promuovere una comunicazione libera da pregiudizi e stereotipi. Fare marketing inclusivo, quindi, significa sviluppare campagne che sposano le diversità e che riescono ad arrivare anche a persone con background differenti. 

L’approccio però non è sempre lo stesso: se alcune campagne nascono con l’obiettivo di far crollare degli stereotipi, altre mirano semplicemente a rappresentare la varietà del mondo reale. In entrambi i casi, la finalità ultima è che tutti possano riflettersi nel messaggio e nessuno possa sentirsi offeso. 

Quando si pianifica una campagna di marketing inclusivo bisogna, inoltre, tenere a mente che la diversità non si limita all’orientamento sessuale, all’etnia o alla religione, ma anche alle condizioni socioeconomiche, professionali e alle capacità personali.

Adottare un linguaggio inclusivo permette a chiunque di accedere alle comunicazioni e di comprendere appieno: per riuscire in questo intento, molte aziende hanno dovuto adattare il loro modo di comunicare alle esigenze attuali, rinunciando anche a slogan famosi, spesso alla base della loro notorietà. Ad esempio, hanno eliminato tutti i termini anche lontanamente riconducibili a discriminazioni di genere, sostituendoli con asterischi o con la schwa (ə), un suono neutro per indicare le persone.

Per citare qualche caso concreto possiamo prendere a riferimento la comunicazione inclusiva adottata da L’Oreal: l’azienda ha scelto di eliminare da ogni messaggio, e addirittura dal packaging dei prodotti, tutti i termini che possono essere considerati discriminanti, anche a livello potenziale. In seguito alla nascita del movimento mondiale Black Lives Matter ha ad esempio cancellato dalle proprie confezioni termini come “bianco”, “sbiancante” e “chiaro”.

Un altro modello virtuoso può essere rappresentato dalla campagna di IKEA Facciamo sì che le persone LGBT+ si sentano a casa”, lanciata in occasione della Giornata Internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia.

Il vantaggio competitivo per i brand che scelgono questo tipo di approccio è innegabile: l’azienda riesce ad affermare la propria reputazione in un contesto sociale diversificato stabilendo un legame profondo con i consumatori. Questo va, ovviamente, a beneficio delle vendite. 

Perché scegliere MGvision, il partner ideale per la tua comunicazione inclusiva

Oltre a dover individuare i termini più adatti, le campagne di marketing  inclusivo per essere efficaci devono prediligere un linguaggio immediato e facilmente comprensibile

Alla base della comunicazione inclusiva c’è quindi sempre la semplicità, intesa come scelta dei termini, ma anche come costruzione delle frasi. Aggiungendo poi la giusta dose di ironia a un messaggio dal significato profondo, il successo della campagna è assicurato. 

Come avrai capito, l’inclusività è un tema molto più complesso di quanto si possa immaginare e per individuare la giusta strategia di comunicazione è necessario considerare lo scenario attuale e magari riuscire ad anticipare quello futuro. 

Se vuoi affrontare questa nuova sfida, MGvision è il partner ideale per valorizzare il tuo brand attraverso soluzioni creative e studiate su misura per la tua azienda. 

Richiedendo la nostra consulenza di Content marketing puoi:

  • migliorare la tua visibilità online e la reputazione del tuo brand;
  • rendere riconoscibile la voce del tuo brand;
  • distinguerti dai competitor.

Possiamo aiutarti a comunicare i tuoi valori in modo concreto ed efficace, individuando il tono di voce più adatto e le parole giuste per una narrazione inclusiva. 

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Da Natale alle vacanze estive: come seguire la stagionalità nei piani editoriali

Perché la stagionalità nel web marketing è un fattore di cui devi tenere conto

Hai notato che in alcuni periodi dell’anno il traffico verso il tuo sito registra un calo?

Se sei alla ricerca di strategie vincenti per far crescere il tuo brand online dovresti approfondire il concetto di stagionalità nel web marketing e capire come sfruttarlo a tuo vantaggio. 

Come saprai il comportamento degli utenti non è costante, in quanto subisce delle variazioni nel corso dell’anno e in occasione di particolari ricorrenze. Anche il traffico da ricerca Google varia con le stagioni ed è soggetto a oscillazioni tendenziali che dipendono dai cambiamenti di interesse delle persone, dal tipo di attività del sito, dal suo mercato di riferimento e dai mutamenti nell’algoritmo di Google. 

L’obiettivo del marketing stagionale è adattare le campagne pubblicitarie e i contenuti pubblicati agli eventi del momento, allo scopo di attirare l’attenzione dei clienti, anche nei periodi in cui sono meno interessati ai prodotti o ai servizi che offri.

I grandi brand hanno ben compreso le potenzialità di questa strategia: in ogni momento dell’anno è infatti possibile individuare interessanti opportunità per aumentare la visibilità del marchio o le vendite.

Ecco quindi che Natale, Black Friday, San Valentino, Back to school, ma anche l’inizio dei saldi si trasformano in importanti occasioni per intercettare le persone, trasformarle in clienti o generare conversioni. 

In che modo i brand possono sfruttare la stagionalità nel web marketing

Che si tratti di migliorare la brand awareness, aumentare le vendite o migliorare il rapporto con i clienti, l’alternarsi delle stagioni, le festività e le ricorrenze sono momenti ideali per avviare una campagna di marketing efficace e far crescere un business online. 

Capire e anticipare il modo in cui cambieranno le ricerche degli utenti durante le stagioni o in occasione di particolari eventi consente di mettere in atto strategie mirate e consapevoli per aumentare la visibilità di un brand

Condividendo contenuti interessanti, le aziende possono dialogare in modo più efficace con il proprio target di riferimento, ponendo l’attenzione su prodotti o servizi specifici. 

Gli obiettivi che si possono raggiungere sfruttando particolari momenti dell’anno sono anche altri, ad esempio:

  • emergere rispetto ai competitor;
  • presentare l’aggiornamento o le nuove funzionalità di prodotti o servizi;
  • lanciare edizioni limitate;
  • aumentare le vendite;
  • mantenere alta e costante l’attenzione sul brand.

Come si segue la stagionalità nel web marketing?

stagionalità nel web marketing

Non può esservi alcuna strategia di marketing stagionale senza che vi sia prima una pianificazione che tiene conto di trend e periodi specifici dell’anno. 

Il calendario è ricco di eventi regolari e prevedibili e l’obiettivo del marketing stagionale è individuarli tutti e sfruttarli per creare contenuti personalizzati e di valore per il target di riferimento del brand. 

A tal fine è necessario:

  • individuare i momenti in cui si registra un calo del traffico verso il sito web aziendale o un calo delle vendite per studiare come invertire questa tendenza;
  • definire il periodo di inizio e di fine della campagna di marketing stagionale;
  • raccogliere informazioni sul target di riferimento per individuare eventuali esigenze inespresse. 

Per fare questo, l’analisi dei dati è fondamentale: confrontando statistiche e analytics  è possibile capire come e quando intervenire, se è meglio concentrarsi in un particolare periodo dell’anno piuttosto che in un altro. 

1. La creazione del piano editoriale

Nel marketing la pianificazione dei contenuti da pubblicare attraverso tool e piattaforme dedicate si concretizza nella creazione di un piano editoriale (PED), un documento che permette di tenere a mente i numerosi eventi e studiare contenuti interessanti per sponsorizzare un prodotto o promuovere un servizio.

Strutturare e programmare un piano editoriale è un’attività complessa che deve tenere conto dei canali di pubblicazione scelti i quali possono essere ad esempio blog, pagine social, newsletter.

A livello pratico, il PED è un documento digitale che viene condiviso da tutto il team che si occupa di Content Marketing, dai web Content manager agli esperti di SEO copywriting

L’individuazione degli argomenti, la creazione dei contenuti e la scelta del periodo di pubblicazione vengono personalizzate in base alle esigenze del brand e in considerazione degli obiettivi di marketing e di comunicazione prefissati.

Questo strumento aiuta a monitorare l’andamento della campagna ed è la base per pianificare una strategia di marketing basata sui contenuti

La traduzione del PED a livello operativo è il calendario editoriale: in questo documento vengono indicate le date di pubblicazione e i canali su cui devono essere pubblicati i contenuti. 

Questo permette quindi di pianificare con netto anticipo la pubblicazione regolare e corrente di articoli o post per favorire l’engagement del pubblico, mantenere costante la presenza online del brand, individuare gli argomenti da trattare per supportare il marketing stagionale. 

2. Individuare i contenuti giusti

content strategy e stagionalità nel web marketing

Come accennato, le tendenze di ricerca degli utenti non sono costanti nel tempo, ma variano nel corso dei mesi. A influenzare le ricerche che portano al tuo sito è la stagionalità dei prodotti o dei servizi che offri, ma anche il modo con cui comunichi con il target di riferimento e persino la scelta delle parole che utilizzi.

Sappiamo che le keyword, cioè le chiavi di ricerca che portano gli utenti verso il tuo sito, subiscono oscillazioni regolari. Halloween, San Valentino o altre festività muovono l’interesse delle persone modificando le loro preferenze di ricerca. L’attività di un sito web è quindi influenzata da eventi prevedibili per cui conoscere la stagionalità delle keyword può essere utile per costruire una strategia SEO finalizzata a indirizzare gli interessi del pubblico verso un prodotto o un servizio in ogni mese dell’anno. 

Nel piano editoriale di un blog aziendale si possono pubblicare contenuti evergreen, sempre oggetto delle ricerche degli utenti, ma anche articoli che godono di popolarità stagionale in quanto legati a precisi eventi o ricorrenze. 

Basandosi sull’andamento dei trend di ricerca, è quindi possibile studiare un piano editoriale in ottica SEO che tenga conto di una lista di parole chiave su cui lavorare per creare contenuti originali capaci di agganciare gli utenti e migliorare il posizionamento del sito.

Gli argomenti vanno suddivisi mese per mese, tenendo conto degli eventi stagionali, individuando in anticipo le keyword in grado di attirare gli utenti nel momento opportuno.

Questa strategia permette di raggiungere ottimi risultati, ma è anche necessario capire quando pubblicare i contenuti. L’ottimizzazione SEO infatti richiede dei tempi piuttosto lunghi, quindi è necessario pianificare le pubblicazioni con largo anticipo, anche per riuscire a prevedere i flussi degli utenti interessati a soddisfare determinate esigenze.

Sappiamo, ad esempio, che le persone iniziano a fare acquisti per Natale già a novembre: potrebbe quindi essere questo il mese giusto per pubblicare sul blog aziendale un articolo con chiavi di ricerca come “idee regalo per Natale” o “cosa regalare a Natale”.

Per massimizzare i risultati, oltre a pubblicare contenuti nuovi con le parole chiave giuste, si può anche lavorare sui vecchi articoli rinfrescandone il contenuto, per ottenere vantaggi di posizionamento e fornire agli utenti un contenuto utile nel momento in cui ne hanno bisogno.

Costruisci con noi la tua strategia stagionale

La stagionalità delle keyword è un fattore importante per il successo di qualsiasi sito di business. Non riguarda solo gli e-commerce o i siti di notizie, ma tutti quelli che vogliono avere un vantaggio competitivo e conquistare nuovi flussi in entrata, anche con lo scopo di bilanciare le inevitabili oscillazioni nelle vendite registrate in alcuni periodi dell’anno.

Il fattore tempo qui gioca un ruolo fondamentale e grazie al piano editoriale puoi definire in anticipo quali sono gli eventi o le ricorrenze da sfruttare per aumentare la visibilità del brand e ottenere il massimo del traffico possibile mese per mese.

Se ti senti pronto a cogliere le opportunità del marketing stagionale, ma hai bisogno di aiuto per creare il tuo piano editoriale, la cosa migliore che puoi fare è richiedere la consulenza di Content Marketing di MGvision.

In base ai tuoi obiettivi e in linea con gli ultimi aggiornamenti di Google, possiamo studiare per te una strategia di posizionamento SEO e Content Marketing che ti permetta di incrementare il traffico organico verso il tuo sito. 

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Marketing del passaparola: cos’è e come funziona

Perché il marketing del passaparola è un potente strumento per trovare nuovi clienti?  

Ti stai domandando come dare nuovo slancio alla tua attività? Il marketing del passaparola è il segreto che può aiutarti a far diventare virale il tuo business. 

Nonostante l’avvento di Internet e dei social media, il passaparola resta infatti uno degli strumenti più importanti ed efficaci, soprattutto online. Le opinioni dei clienti contano e si diffondono velocemente tra potenziali acquirenti: se in passato questa forma di raccomandazione poteva raggiungere un pubblico limitato, oggi grazie ai nuovi mezzi di cui possiamo disporre, è possibile arrivare a milioni di consumatori. 

Come funziona il passaparola lo sappiamo tutti. Quando dobbiamo decidere se fidarci di una pubblicità o del consiglio di qualcuno che conosciamo, spesso optiamo per la seconda opzione. Il motivo è abbastanza semplice: sappiamo con chi stiamo parlando. È un meccanismo naturale, che semplifica e orienta i processi decisionali e che è alla base di molte strategie di marketing e che si adatta facilmente ai nuovi mezzi di comunicazione. 

Passaparola come strumento di marketing: i numeri del successo

Uno studio condotto nel 2015 da Nielsen, intitolato “Global trust in advertising“, ha brillantemente dimostrato l’efficacia del marketing del passaparola. Oltre 30.000 consumatori in 60 Paesi, inclusa l’Italia, sono stati intervistati per analizzare il loro atteggiamento nei confronti della pubblicità.

Lo studio ha esaminato sia i contenuti veicolati attraverso i canali interni dei brand, come sito internet e newsletter, che i messaggi diffusi sui media esterni attraverso la pubblicità a pagamento su siti web, radio, tv e giornali. Ha anche analizzato gli “earned media”, ossia le conversazioni e i passaparola sia online che offline.

I risultati hanno rivelato che per 8 persone su 10, ovvero l’80% degli intervistati, la forma di pubblicità più efficace è quella che arriva dalle persone conosciute.

Tale fiducia è stata confermata anche online, dove il 66% degli intervistati ha dichiarato di credere alle opinioni pubblicate da altri utenti che parlano di vantaggi e svantaggi di un prodotto o servizio.

Il passaparola si conferma quindi una potente leva persuasiva, capace di influenzare le decisioni di acquisto. 

Come funziona il passaparola nell’era del digitale?

passaparola nel marketing

La versione 2.0 del word of mouth marketing (WOMM), o passaparola tradizionale, si manifesta attraverso post sui social, i video tutorial, le recensioni sui blog, le opinioni e i commenti sui forum o sugli e-commerce.  

Le parole in rete hanno un peso, tanto che si parla di “reputation economy” per definire un mercato influenzato dalle conversazioni su un brand o su un prodotto. 

Ma qual è esattamente la correlazione tra reputazione e valore economico?

I potenziali clienti, prima di effettuare un acquisto, cercano informazioni e leggono le recensioni degli altri acquirenti. I clienti soddisfatti si trasformano così in mezzi di promozione di un brand, aiutano a costruire la buona reputazione di un’azienda e aumentano la sua visibilità.

Diverso è invece il caso dei clienti insoddisfatti che sono pronti a raccontare la loro esperienza negativa. Naturalmente, se dell’azienda si parla in modo negativo, la tendenza dei potenziali nuovi acquirenti sarà quella di rivolgersi alla concorrenza.

Per costruire la buona reputazione di un’azienda, è quindi fondamentale incentivare il passaparola positivo e trasformare i clienti in veri e propri sostenitori del brand. 

Come aumentare clienti con passaparola in 5 step

Alcune strategie di marketing sono appositamente finalizzate a far parlare le persone di prodotti o servizi, incoraggiando la condivisione di opinioni, specialmente positive. 

Ecco come aumentare i sostenitori del brand: 

  1. Aumentare le recensioni positive. La prima cosa da fare è chiedere ai clienti soddisfatti di lasciare una recensione che sarà poi visibile nei commenti dell’e-commerce o sulla pagina social dell’azienda. Un buon numero di recensioni favorevoli accresce la fiducia nel brand e stimola il meccanismo psicologico della validazione o testimonianza sociale incoraggiando altre persone a dare fiducia alle opinioni espresse. Il momento più adatto per chiedere al cliente di dare la sua opinione è a transazione appena conclusa, quando è maggiormente motivato a farlo. È bene fornire istruzioni chiare e, se necessario, inviare una bozza di esempio. 
  2. Offrire esperienze personalizzate. Un modo per incentivare il passaparola è regalare esperienze ai clienti. In un negozio si potrebbero ad esempio organizzare giornate a tema, offrendo la possibilità di provare i prodotti o sottoporsi a trattamenti. Tali iniziative sono utili ad aumentare la cerchia dei contatti partendo dai clienti abituali.  Per raggiungere altri potenziali clienti basta documentare l’evento con foto e video  per pubblicarli sui profili social del negozio e su gruppi tematici. Ecco quindi che al passaparola tradizionale si associa quello mediatico. 
  3. Collaborare con gli influencer. Le persone con un seguito significativo sui social media possono influenzare scelte di acquisto di altri. Per incrementare la visibilità dell’azienda o far conoscere un prodotto, è necessario individuare gli influencer attivi nel proprio settore di riferimento e inviare loro campioni gratuiti o inviti a provare un servizio in cambio di pubblicità sui loro canali sotto forma di post, articoli o video. 
  4. Sfruttare il viral marketing. Veicolare contenuti originali e coinvolgenti aiuta a creare un’immagine positiva dell’azienda. Video, meme, gif sono solo alcuni esempi di contenuti accattivanti che facendo leva sulle emozioni spingono le persone a condividerli in modo spontaneo.  
  5. Gestire le recensioni negative. Avere un ampio numero di recensioni positive, permette di gestire meglio quelle negative che possono passare in secondo piano. Rispondere sempre in modo educato ai clienti insoddisfatti e offrire loro l’opportunità di provare nuovamente il prodotto o il servizio. 

Affidati a MGvision e aumenta i tuoi clienti con il passaparola 

Le strategie di marketing che possono incrementare il passaparola positivo sono davvero molte, l’importante è individuare quelle che si adattano meglio al target di clientela da raggiungere. 

Una consulenza di web marketing, come quella che ti offre il team di MGvision, può aiutarti a migliorare la visibilità online del tuo brand individuando i mezzi giusti per innescare il passaparola. 

Raccontaci chi sei e quali sono i tuoi obiettivi, definiremo per te una strategia vincente per individuare il tuo target di clienti, dare visibilità al tuo brand, aumentare il traffico sul tuo sito e sui tuoi canali social e di conseguenza incrementare il tuo fatturato.

Contattaci per saperne di più! 

Che differenza c’è tra comunicazione di prodotto e comunicazione di brand?

Comunicazione di prodotto e comunicazione di brand: su quale investire?

Marchi entrati nella storia, prodotti iconici che fanno parte dell’immaginario collettivo: ti sei mai domandato quale sia l’approccio vincente per un’azienda che punta a fare la differenza? 

In uno scenario caratterizzato dall’eccesso di informazioni, riuscire a mettere in evidenza i punti di forza di un brand e dei relativi prodotti diventa necessario per distinguersi dai competitor e conquistare la propria fetta di mercato. 

È qui che si inserisce una buona strategia di marketing, che dedichi attenzione sia alla comunicazione di prodotto che alla comunicazione di brand. 

L’importanza della comunicazione per il successo dell’azienda

Oggi possiamo notare la presenza sul mercato di numerosi marchi, eppure solo alcuni vantano una comunicazione efficace. Facciamo un esempio: chi di noi non associa ad una semplice mela morsicata un elenco preciso di prodotti e un universo di valori sociali ed economici?  

In questo caso, adottare una buona strategia di comunicazione del prodotto in modo sinergico con la comunicazione di brand ha consentito all’azienda in questione di consolidare la propria posizione distintiva nel mercato, instaurando un legame emotivo e coinvolgente con il proprio target di consumatori.

Qual è la differenza tra Brand e prodotto?

Spesso si parla di brand e di prodotto come se fossero la stessa cosa. In realtà si tratta di concetti differenti. 

Semplificando:

  • il prodotto è ciò che effettivamente viene messo in vendita;
  • il brand è l’immagine percepita del prodotto.

Il prodotto è quindi il servizio o l’oggetto fisico che viene scelto in base al suo vantaggio competitivo, ovvero gli aspetti funzionali che lo rendono preferibile rispetto ad altri prodotti e che soddisfano le esigenze di chi lo acquista.

Per brand si intende, invece, una serie di valori e ideali sposati dall’azienda, che la rappresentano e in cui il cliente si identifica. Attraverso il brand, l’azienda costruisce un rapporto emozionale con i consumatori, dimostra il suo impegno e poi mantiene promesse, realizzando prodotti o servizi in linea con tali valori. 

Ecco, quindi, che il valore percepito di un prodotto aumenta in base a ciò che l’azienda rappresenta: il consumatore non acquista semplicemente un bene o un servizio, ma anche l’idea ad esso associata.

Tale risultato è possibile quando comunicazione di prodotto e comunicazione di brand sono pianificate e agiscono all’unisono.

Come capire qual è la strategia di marketing più adatta?

comunicazione di brand e di prodotto

Per guadagnare visibilità, un brand ha bisogno di diffondere il proprio messaggio attraverso campagne di comunicazione persuasive orientate alla vendita. Questo è il cuore del marketing: sedurre i potenziali clienti attraverso comunicazioni strutturate, convincendoli che i prodotti rispondono perfettamente alle loro esigenze. 

L’approccio vincente punta alla concomitanza di comunicazione di prodotto e comunicazione di brand

Il brand marketing si concentra sulla creazione e la promozione del marchio. Il processo creativo inizia da una storia, con lo storytelling il brand si racconta e presenta i suoi valori ai consumatori. La promozione è il passo successivo, quando questi valori vengono veicolati attraverso contenuti rilevanti su canali sia online che offline.  

6 vantaggi del brand marketing

Una strategia di brand marketing rappresenta un investimento a lungo termine che può portare diversi vantaggi poiché mira a:

  1. costruire nella mente dei consumatori un’immagine positiva del marchio;
  2. definire i valori aziendali con cui i consumatori possono identificarsi;
  3. rafforzare la coerenza del brand mettendo in atto una campagna di comunicazione che sia coerente nei contenuti, nel linguaggio, nel tono di voce e nell’identità visiva;
  4. incrementare il vantaggio competitivo del marchio, consolidando la sua identità e rendendo chiari i suoi valori;
  5. rendere unico e riconoscibile il brand;
  6. costruire un’identità capace di andare oltre il tempo e le tendenze. 

Per ottenere tali risultati e sviluppare un’immagine positiva di un brand è possibile ricorrere a diverse strategie: 

  • creare un logo dal design accattivante e facilmente riconoscibile;
  • far sì che l’esperienza del consumatore sia in linea con i valori trasmessi;
  • realizzare campagne di web marketing e pubblicitarie per assicurarsi la mission dell’azienda;
  • usare lo storytelling per costruire e raccontare la storia del marchio;
  • investire nei canali che generano il maggiore coinvolgimento del target di clientela. 

Il brand marketing mira quindi a creare un’esperienza unica, individuando gli strumenti giusti per far sì che i consumatori possano associarla all’azienda. 

Se, ad esempio, un marchio vuole trasmettere fiducia o autorevolezza, la sua comunicazione di brand deve essere sempre in linea con tali sensazioni. 

Le finalità del marketing di prodotto

Il marketing di prodotto, o product marketing, si focalizza invece sulla promozione di un servizio o prodotto specifico, al fine di posizionare l’offerta sul mercato e differenziarla dalla concorrenza. 

Comunicare il prodotto nel modo corretto permette ai consumatori di distinguerlo rispetto ai prodotti simili presenti sul mercato, identificandolo come la scelta ideale per soddisfare le loro esigenze.

È importante considerare che il posizionamento è influenzato da diverse variabili, come:

  • il prezzo;
  • la qualità;
  • la pubblicità;
  • il tipo di comunicazione. 

L’obiettivo finale è incrementare le vendite del singolo servizio o prodotto e per farlo è necessario:

  • Identificare la buyer persona, ovvero la rappresentazione del cliente ideale a cui si rivolge il prodotto. Per prodotti differenti si possono quindi individuare clienti tipo diversi.
  • Condurre un’analisi di mercato e della concorrenza per pianificare lo sviluppo e il lancio del prodotto. Lo studio del mercato permette di individuare lo spazio da coprire o in cui posizionare il prodotto. Analizzando la concorrenza, si potrebbero scoprire esigenze del target non ancora soddisfatte con il prodotto o servizio giusto. 
  • Comunicare il valore aggiunto del prodotto aiutando i consumatori a trovare facilmente informazioni. Alcune idee sono creare una pagina web dedicata al prodotto o servizio, realizzare video promozionali, programmare campagne pubblicitarie.

Lavorare per posizionare un prodotto sul mercato e renderlo gradito ai consumatori significa quindi progettare l’intero processo, dalla creazione al lancio, prevedendo anche la raccolta di feedback successivi per apportare eventuali modifiche alla strategia adottata. 

Comunicare il brand o il prodotto? Come prendere la strada giusta

comunicazione di prodotto e di brand

Sia la comunicazione di brand che la comunicazione di prodotto sono strategie finalizzate a costruire un’immagine positiva per i clienti, anche se:

  • il brand marketing mira ad instaurare una connessione emotiva tra marchio e consumatore e porta effetti nel lungo periodo.
  • Il marketing di prodotto permette di avere risultati già nel breve periodo, misurabili in termini di incremento delle vendite. 

In questo contesto ben si inserisce lo storytelling, un elemento fondamentale per entrambi gli approcci: nel brand marketing narra la storia dell’azienda e l’origine del marchio, mentre nel product marketing pone al centro la storia del singolo prodotto. 

Per capire su quale strategia investire, è fondamentale valutare le esigenze specifiche della tua realtà aziendale e gli obiettivi che intendi raggiungere. Se la tua è un’azienda giovane potrebbe essere prioritario focalizzarsi sul lancio del prodotto, se invece gestisci un’azienda già consolidata nel mercato, potresti investire sulla promozione del marchio. 

Tuttavia, la scelta migliore sarebbe puntare sia sul brand che sul prodotto, poiché un marchio solido e riconosciuto facilita la vendita dei prodotti che lo rappresentano.

Se hai dei dubbi su come allocare le tue risorse e vuoi la consulenza di un esperto per capire quale strategia di comunicazione sia più adatta alla tua situazione, il team di MGvision può aiutarti ad analizzare i punti di forza della tua azienda e a metterli in mostra. 

Sei pronto a far sapere a tutti chi sei e cosa fai? Contattaci!

Come aprire un e-commerce e avviare un’attività online che funziona

Best practice su come aprire un e-commerce anche partendo da zero 

Hai sempre sognato di intraprendere un’attività commerciale e pensi sia arrivato il momento giusto? Il web offre importanti e interessanti opportunità per chi desidera lanciarsi in questa avventura professionale. 

D’altronde, i numeri parlano chiaro: l’e-commerce è un settore che a livello globale cresce in modo esponenziale di anno in anno. Solo in Italia, nel 2022, gli acquisti online hanno raggiunto i 45 miliardi di euro, crescendo del +14% rispetto al 2021. Ciò però significa che la concorrenza è molto elevata. Non basta costruire il sito, inserire dei prodotti nel catalogo con foto e prezzi, andare online e sperare di vendere: è indispensabile anche una pianificazione strategica che permetta allo shop online di emergere e conquistare i clienti. 

Scopriamo allora come aprire un e-commerce e gestirlo nel migliore dei modi.

Cos’è un e-commerce e come funziona? 

Il termine e-commerce deriva dalla contrazione di electronic commerce e indica un tipo di attività commerciale che avviene attraverso internet, il “luogo virtuale” che mette in contatto chi vende e chi acquista beni e/o servizi. Ma non solo: un e-commerce è anche un’impresa a tutti gli effetti, che deve gestire rapporti con i fornitori, la logistica, il customer care e tutte le altre attività tipiche di un’attività commerciale tradizionale.  Si tratta, quindi, di un’attività commerciale a pieno titolo che include rapporti con i fornitori, la logistica e il customer care. 

Il concetto di e-commerce si è evoluto nel tempo e, se prima indicava semplicemente le transazioni commerciali elettroniche, oggi indica qualsiasi operazione finalizzata all’acquisto di un bene o servizio online. Pensiamo, ad esempio, all’acquisto di uno smartphone o di un pacchetto di viaggio, così come di una consulenza di vario genere. 

In altre parole, e-commerce è diventato sinonimo di negozio online e spesso si riferisce a vere e proprie aziende governate da meccanismi complessi. 

Nello specifico, esistono due tipologie di e-commerce:

  • E-commerce diretto: riguarda lo scambio di beni o servizi che avviene interamente online, essendo il bene/servizio di natura digitale e non fisica (download di video-corsi, guide digitali, infoprodotti, ecc.)
  • E-commerce indiretto: riguarda l’acquisto del bene/servizio che avviene online, ma lo scambio è effettuato offline, tramite la consegna o la spedizione tradizionale del bene fisico o del servizio di persona (acquisto di un libro, un vestito, una pizza, ecc.) 

Come aprire un e-commerce in 7 step 

Se ti stai chiedendo come avviare un e-commerce, sicuramente avrai iniziato a raccogliere delle informazioni, rendendoti conto che per la sua realizzazione, gestione e successo, è necessario lavorare su più fronti in modo strategico e molto prima della costruzione del sito. 

Ecco quali sono gli step da seguire:

  1. Individua il modello di business

Questo è sicuramente il primo passo perché, banalmente, bisogna scegliere cosa vendere e come. I business model più diffusi sono il dropshipping e la vendita diretta. Il primo ti consente di vendere i prodotti senza possederli fisicamente, affidandoti a un fornitore che si occupa dello stoccaggio. In questo modo, puoi avviare un e-commerce con un basso investimento iniziale, ma dovrai accontentarti di bassi margini di profitto. La vendita diretta, invece, si basa su prodotti di propria produzione o acquistati all’ingrosso, che devi gestire tu stesso o tramite un magazzino terzo. Questo metodo richiede un maggiore investimento iniziale, ma ti consente di avere un maggior controllo sulla qualità, sul prezzo e un profitto più alto. 

  1. Analizza il mercato e i competitor 

Individuati i prodotti/servizi, va studiato il mercato. Per capire come differenziarsi dai competitor è necessario effettuare un’analisi strategica preliminare, nonché individuare i punti di forza e debolezza, le opportunità e minacce tramite l’analisi SWOT. Successivamente, dovrai definire l’idea di business e la unique selling proposition, ovvero ciò che ti distingue dalla concorrenza  e contribuisce a orientare le tue scelte di branding e di marketing. 

  1. Definisci il target e la buyer persona 

Il target di riferimento comprende le persone che possono essere raggiunte dal brand, definito secondo una serie di criteri, come l’età, il genere, la posizione geografica, il reddito, ecc. Queste informazioni ti permettono di comunicare in modo efficace con il tuo pubblico, ma possono non bastare. Per conoscere davvero i tuoi clienti, è utile definire le buyer personas, il modello di cliente o prospect che rivela un ritratto vero e proprio delle persone alle quali ci si vuole rivolgere. Se capisci chi sono i tuoi clienti, cosa vogliono e come si comportano, potrai creare delle strategie personalizzate per attirarli, convincerli e fidelizzarli.

  1. Sviluppa il brand

A questo punto, una volta chiariti quali prodotti/servizi vendere e a chi rivolgerti, puoi definire il brand, quindi scegliere il nome, il logo, il tone of voice e la grafica generale, ovvero tutto ciò che lo rappresenta e permette di renderlo riconoscibile. 

  1. Scegli la piattaforma e-commerce

Per aprire un e-commerce è indispensabile individuare il software con il quale sviluppare il negozio online: esistono diverse opzioni, ciascuna con i propri punti di forza e debolezza. La scelta deve essere guidata dalle esigenze specifiche legate al tuo business. Alcune piattaforme, infatti, offrono strumenti e funzionalità integrate per la vendita multicanale, una struttura SEO friendly, aggiornamenti periodici e la possibilità di vendere anche all’estero. 

  1. Definisci una strategia di digital marketing  

Creare un e-commerce non basta per avere successo. Devi anche promuoverlo e farlo conoscere al tuo pubblico. Per fare questo, devi attuare una strategia di digital marketing integrata che consenta il posizionamento sui motori di ricerca, in particolare Google e che quindi ti permetta di raggiungere i potenziali clienti e “conquistarli”. 

Oltre a lavorare sulla parte tecnica del sito, è indispensabile offrire contenuti di valore per attirare traffico,attraverso la ricerca e l’utilizzo delle parole chiave, le quali aiutano i motori di ricerca a comprendere il tema del contenuto, quindi a posizionarlo tra i risultati della SERP, soddisfacendo così le esigenze dell’utente. 

  A tal proposito, può essere utile adottare diverse strategie, come ad esempio:

  • Creare un blog aziendale dove pubblicare articoli correlati al proprio business che generano traffico organico e facilitano la conversione attraverso le call to action. 
  • Ottimizzare i testi del sito, un aspetto spesso sottovalutato ma che ti permette di ottenere visibilità su Google e generare conversioni. Per un e-commerce, in particolare, è importante ottimizzare le schede prodotto, ovvero le pagine che contengono le descrizioni dei prodotti e servizi in vendita, con i relativi contenuti multimediali (foto, video, ecc.).
  • Attivare campagne di e-mail e social media marketing, poiché questi due strumenti di direct marketing aumentano la fidelizzazione attraverso una comunicazione mirata e personalizzata. Tra le diverse strategie che potresti attuare, ad esempio, c’è quella di cross selling che consiste nel proporre ai clienti prodotti compatibili e affini con quelli che hanno già acquistato in precedenza. 
  1. Cura la user e customer experience 

Il tasso di conversione, ovvero il rapporto fra numero di utenti che visitano il sito e utenti che effettuano almeno un acquisto, consente di determinare il successo di un e-commerce. Per questo, è necessario curare la user experience e la customer experience, in modo da rendere l’esperienza di navigazione dell’utente più fluida e piacevole, senza elementi di disturbo. Occorrono quindi: interfaccia grafica dal design intuitivo e accattivante, contenuti chiari e microcopy efficaci che spingano l’utente a cliccare, nonché buone prestazioni in termini di velocità e navigazione.

Come gestire un e-commerce di successo? Affidati all’esperienza di MGvision! 

Abbiamo visto come aprire un e-commerce e avviarlo richiede competenze trasversali, strumenti adeguati e capacità organizzative. La gestione dell’attività poi, richiede un lavoro altrettanto complesso e costante  a livello di marketing.

Per un’attenta pianificazione di marketing è quindi consigliabile richiedere una consulenza esperta come quella che offre il team di MGvision: aiutiamo i nostri clienti a gestire e-commerce e a portarli al successo definendo una serie di strategie ad hoc per intercettare il target, generare visibilità, aumentare il traffico, acquisire clienti, fidelizzarli nel tempo e, quindi, aumentare il fatturato. 

Parole che convertono: tutti i segreti del SEO copywriting

Informare e coinvolgere: ecco come convertire con il SEO copywriting

Nel corso degli ultimi anni, il lavoro dei SEO copywriter ha subito continue variazioni, poiché scrivere dei testi online ottimizzati e di valore presuppone la conoscenza di tutte quelle dinamiche che permettono di soddisfare non solo le esigenze di chi legge, ma anche quelle dei motori di ricerca. 

Google, in particolare, sulla base di un algoritmo complesso, decide a quali contenuti dar rilevanza, posizionandoli più in alto o più in basso nella SERP (pagina dei risultati): una posizione sulla quale l’utente fa affidamento per trovare il contenuto più adatto alle sue aspettative e che permette a quel contenuto di emergere rispetto a milioni di altri. 

Ecco, allora, che è entrato in gioco il SEO copywriting, attività che ha subito numerose trasformazioni nel tempo. Infatti, SEO tecnica, rilevanza dei testi e orientamento all’utente sono fattori ormai indissolubilmente legati tra loro che costituiscono l’essenza di questa strategia, fondamentale per qualsiasi brand. 

Cos’è il SEO copywriting e cosa significa scrivere contenuti di qualità

seo copywriting

Il SEO copywriting è uno degli aspetti della Search Engine Optimization, quindi fa parte di quelle strategie volte all’ottimizzazione di un sito web.

Nello specifico, consiste nella creazione di contenuti ottimizzati per il posizionamento SEO, ovvero chiari, persuasivi, di valore e qualità, tutte caratteristiche che permettono ad un testo/pagina internet di posizionarsi tra i primi risultati di ricerca di Google e, allo stesso tempo, soddisfano le esigenze specifiche degli utenti. 

Per funzionare, il SEO copywriting richiede quindi capacità di analisi, abilità nella keyword research e creatività. Ciò significa che è necessario trovare un equilibrio tra due aspetti, quello che riguarda l’ottimizzazione per i motori di ricerca e la soddisfazione dell’utente, in particolare del search intent, ovvero il motivo per cui un utente effettua una determinata ricerca sul web. 

Solo pensando all’utente finale è possibile presentare contenuti interessanti, leggibili e piacevoli, in grado di arricchire la sua esperienza e risolvere il problema originario che l’ha condotto sul motore di ricerca prima e sul sito poi.

Pensiamo, ad esempio, a chi digita e cerca “come preparare la salsa al curry”: la sua aspettativa è quella di trovare e leggere un contenuto che lo spieghi in modo semplice, chiaro ed esaustivo, ma chi legge sarà ancor più soddisfatto se durante la lettura troverà approfondimenti e informazioni inerenti all’argomento. L’algoritmo di Google, quindi, valuterà il contenuto come pertinente e utile in relazione alla ricerca effettuata dall’utente. 

All’interno di un contenuto, come un articolo, una scheda prodotto o una pagina web, Google non valuta solo le singole keyword per l’ottimizzazione SEO, ma analizza anche il contesto in cui sono inserite e la relazione tra di esse. Di fatto, utilizza una serie di elementi aggiuntivi per determinare il grado di corrispondenza con i contenuti web indicizzati.

Possiamo allora definire il SEO copywriting come l’arte di scrivere contenuti pensati sia per gli utenti che per i motori di ricerca, attraverso l’utilizzo di regole tecniche che riguardano sia la struttura che l’essenza del testo. 

Strategia e creatività! 10 segreti per fare SEO copywriting in modo efficace 

come fare seo copywriting

Come mettere in pratica una buona strategia di SEO copywriting? Ecco gli step fondamentali da seguire: 

1. Analizzare il settore

Effettuare un’analisi del settore permette di stabilire i punti di forza del proprio business, quindi individuare gli argomenti pertinenti ai propri prodotti e/o servizi. 

2. Individuare il proprio target 

L’obiettivo è posizionarsi bene sui motori di ricerca e scrivere per le persone. Il contenuto deve quindi essere esaustivo, utile e di facile comprensione. Google premia i contenuti che offrono valore reale agli utenti.

Sapere a chi ci si sta rivolgendo aiuta a comprendere e intercettare quel bisogno che porta le persone all’azione. Tutte le ricerche online, infatti, sono mirate a soddisfare un bisogno reale, e comprendere quello del proprio target consente di presentare contenuti validi che rispondono all’intento degli utenti e soddisfano le loro esigenze. 

L’intent può essere:

  • Transazionale. Gli utenti hanno ben chiaro in mente cosa fare, ad esempio cosa acquistare, quindi cercano solo il negozio migliore sul quale effettuare la transazione.
  • Informazionale. Gli utenti non sono orientati all’acquisto, ma il loro intento è quello di informarsi; solitamente, soddisfano questa esigenza attraverso contenuti blog, portali, siti di news e così via. 
  • Navigazionale. Gli utenti desiderano raggiungere un sito web specifico che già conoscono, ma del quale non ricordano il dominio; ad esempio, cercano “Adidas store” o “scarpe Zalando”. 

3. Fare keyword research 

Prima di iniziare a scrivere è essenziale identificare le keyword rilevanti per il pubblico. Queste parole chiave dovrebbero essere naturalmente integrate nel testo per aiutare i motori di ricerca a comprendere il tema del contenuto e a posizionarlo correttamente nelle SERP. 

Per scegliere le parole chiave più adatte al contenuto, è indispensabile capire qual è l’intent di ricerca e organizzare le keyword tra long tail keyword e fat head. Le prime sono parole chiave lunghe e specifiche, con basso volume di ricerca ma buona conversione. Le seconde, invece, sono parole brevi e generiche, dall’alto volume di ricerca, e bassa conversione.  

Non solo, è indispensabile stabilire la keyword principale, la secondaria e la correlata (o le correlate). La prima costituisce il punto di partenza per l’ottimizzazione, rappresentando il tema centrale che influisce anche sulle altre. In questo modo, generando contenuti che aderiscono alle logiche della semantic search, l’algoritmo valuta le relazioni tra le keyword e analizza il contesto all’interno dell’ambito di ricerca. 

4. Strutturare il contenuto

Usare intestazioni (H1, H2, H3) per strutturare il contenuto è fondamentale per renderlo più leggibile e organizzato. Ciò aiuta anche i motori di ricerca a capire l’argomento e l’importanza relativa di ciascuna sezione.

5. Ottimizzare titoli e meta description

Questi due elementi sono spesso ciò che gli utenti vedono per primi nei risultati di ricerca. Un titolo accattivante e una meta descrizione pertinente possono fare la differenza tra un clic e uno scroll!

6. Scrivere URL pulite

L’URL è l’elemento che ci permette di trovare un sito/pagina nel web, quindi deve essere descrittivo, breve e facilmente leggibile.

7. Inserire link di navigazione

Includere dei link ad altri contenuti del sito e, dove appropriato, a risorse esterne di alta qualità, non solo fornisce valore aggiunto ai tuoi lettori, ma aiuta anche Google a comprendere meglio il contesto e la rilevanza del contenuto.

8. Offrire le informazioni che il lettore cerca in modo chiaro, semplice e diretto

L’utente tende a far scorrere e leggere il testo online molto velocemente, quindi, deve capire subito se risponde alle sue esigenze ed essere invogliato ad approfondire. Inoltre, usare uno stile accattivante, in grado di destare curiosità e interesse, aumenterà la possibilità che il lettore arrivi fino alla fine del testo e che quindi si abbia una conversione: infatti, in questa parte del contenuto è solitamente inserita una call to action, ovvero il testo/pulsante che invita l’utente all’azione (acquistare prodotti, compilare un form, ecc.). 

9. Parlare con il tone of voice dell’azienda

Il modo in cui un’azienda si esprime e comunica con il suo pubblico deve essere in grado di veicolare l’immagine del brand stesso, la sua personalità e i suoi valori. In questo modo, aumenterà la brand awareness (notorietà del marchio) e si distinguerà rispetto ai competitor. 

10. Evitare di riempire le pagine con keyword e sinonimi (keyword stuffing)

Per posizionarsi nel motore di ricerca con naturalezza non serve riempire le pagine con keyword e sinonimi. Questa pratica, infatti, viene penalizzata da Google e diventa dannosa per la qualità del testo. Risulta essere più efficace orientarsi su contenuti di qualità, pensati in ottica utente e quindi snelli, diretti, semplici da comprendere e coinvolgenti. 

Affidati a MGvision per migliorare la tua strategia di SEO copywriting!

In conclusione, il SEO copywriting non riguarda solo i motori di ricerca, ma soprattutto le persone. Con una strategia solida e azioni mirate, infatti, oltre ad aumentare la visibilità online, è possibile anche costruire una relazione di fiducia con il pubblico, convertendo i visitatori in clienti fedeli. 

È un’arte complessa, dinamica e soggetta a mutazioni costanti: cambiano le esigenze dei lettori, l’algoritmo di Google e la tecnologia, quindi non esistono regole definitive. Di conseguenza, è necessario aggiornarsi continuamente ed essere pronti ad adattare le proprie strategie. 

Fortunatamente, ci vengono in aiuto diversi tool per la ricerca delle keyword, ma per saperli utilizzare nel modo giusto è importante affidarsi a copywriter e SEO strategist come quelli che puoi trovare rivolgendoti a MGvision.

Dopo aver compreso le tue esigenze ed effettuato le analisi necessarie, infatti, definiamo la strategia di SEO copywriting che più si adatta al caso specifico, con lo scopo di dare più visibilità possibile ai tuoi contenuti, aumentare la fiducia dell’utente nel brand e, di conseguenza, le conversioni. 

L’importanza delle buyer personas in una campagna Ads di successo

Come individuare le buyer personas e fare una perfetta analisi del target

Gestisci un’attività e vorresti migliorarne le performance? Un errore comune per molte aziende è quello di concentrarsi su prodotti/servizi senza considerare la tipologia di utenti a cui dovrebbero rivolgersi. Infatti, per gettare le basi di qualsiasi campagna di digital marketing, la comprensione del target e, successivamente, l’individuazione delle buyer personas, rappresentano dei passaggi più che mai fondamentali: una pubblicità, per quanto brillante, se non raggiunge il pubblico giusto, fallisce il suo obiettivo.

In questo articolo, in particolare, esploreremo l’importanza del target nell’advertising e come può orientare la tua strategia di marketing.

Cosa si intende per target nell’advertising 

Il target, in italiano “bersaglio”, è il pubblico di riferimento, ovvero l’insieme di persone accomunate da caratteristiche simili che un’azienda vuole raggiungere con le sue campagne pubblicitarie. Questo gruppo può essere definito secondo una serie di criteri, dai dati demografici come età e genere, a comportamenti di acquisto, interessi, posizione geografica e così via. 

L’insieme di queste caratteristiche fornisce un’immagine chiara di chi è il tuo cliente ideale, quindi permette di capire come comunicare efficacemente con lui e di definire strategie mirate per intercettarlo. 

Perché è così importante conoscere prima il proprio target?

buyer personas adv

In primo luogo, definire e individuare il target aiuta a ottimizzare l’allocazione del budget di marketing.

Identificare in modo preciso il pubblico di riferimento, infatti, evita di sprecare risorse su persone che non hanno alcun interesse nel tuo prodotto o servizio. Inoltre, permette di creare contenuti e messaggi interessanti per i tuoi clienti ideali, aumentando la probabilità di conversione e, di conseguenza, le vendite.

Ma non solo: conoscere il target aiuta a individuare quali canali di comunicazione utilizzare. Per esempio, se il tuo target è principalmente composto da giovani e giovanissimi, potrebbe essere più efficace concentrarsi su Instagram o TikTok, piuttosto che su LinkedIn o e-mail marketing. Un brand di streetwear potrebbe, quindi, trovare molto efficace concentrare le proprie campagne di marketing su piattaforme come TikTok, nota per il suo pubblico più giovane e per essere molto popolare tra gli appassionati di moda.

In pratica, definendo il tuo target in base a dati demografici, comportamentali e ad altre variabili, puoi concentrarti su quei clienti che più probabilmente acquisteranno i tuoi prodotti/servizi. Ciò migliora l’efficienza del tuo budget di marketing e aumenta il ritorno sull’investimento (ROI).

Quali sono gli strumenti utili per fare una corretta analisi del target? 

Esistono numerosi strumenti disponibili che permettono di definire e capire meglio il target. Utilizzare Google Analytics, per esempio, permette di accedere a una serie di statistiche dettagliate che forniscono intuizioni preziose sul tuo pubblico e sul suo comportamento.

Con Google Analytics, infatti, puoi analizzare il comportamento degli utenti sul tuo sito web, monitorando metriche come il tasso di rimbalzo, la durata media della sessione, le pagine per sessione e la percentuale di nuove sessioni per ottenere una visione dettagliata del suo target.

Target e buyer personas non sono la stessa cosa: ecco perché 

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Tutte le informazioni raccolte attraverso l’individuazione del target possono non bastare, ed è qui che entrano in gioco le buyer personas: con questo termine ci si riferisce al modello di cliente o prospect che consente di avere un vero e proprio ritratto delle persone alle quali ci si vuole rivolgere.

Infatti, ogni buyer persona ha un nome, un volto, un’età, un’occupazione, un reddito, delle abitudini, degli interessi, degli hobby, ovvero dei comportamenti specifici, così come un proprio background culturale, formativo, professionale, ha (o non ha) un patrimonio, delle preferenze per ciò che riguarda lo stile di vita, l’alimentazione e così via. 

Il target è quindi l’insieme delle persone a cui si vuole parlare, la buyer personas è la rappresentazione semi-fittizia del cliente ideale che appartiene al target. 

Targeting, privacy e GDPR: cosa c’è da sapere 

Nel mondo digitale di oggi, la privacy è una preoccupazione crescente e l’utilizzo dei dati necessario per individuare le buyer personas impone la massima attenzione. 

Infatti, leggi come il GDPR, pongono restrizioni su come le aziende possono utilizzare i dati dei clienti per finalità di targeting. Le aziende devono quindi ottenere il consenso esplicito dei clienti per utilizzare i loro dati, aggiungendo un ulteriore livello di complessità al targeting.

Un esempio potrebbe essere un’azienda che utilizza i cookie per tracciare i comportamenti degli utenti sul suo sito web: in questo caso dovrebbe fornire un avviso chiaro ai visitatori del sito e ottenere il loro consenso prima di poter utilizzare i cookie per il targeting.

In ogni caso, è indispensabile rivolgersi a professionisti del settore in grado di impostare una gestione a norma di legge dei dati personali. 

Perché è importante identificare le buyer personas

Per individuare le buyer personas è necessario effettuare delle ricerche di mercato, quindi raccogliere dati reali, ma anche formulare alcune ipotesi su di essi basate. Queste analisi specifiche permettono di segmentare il target in modo specifico e identificabile, di concentrarsi su gruppi di clienti e di personalizzare le tue strategie di marketing in base alle loro esigenze e preferenze.

Infatti, attraverso una visione approfondita dei tuoi clienti, che va oltre i semplici dati demografici puoi comprendere meglio i loro comportamenti, i loro desideri, bisogni, sfide e obiettivi, quindi di creare prodotti, servizi e contenuti che rispondano efficacemente alle loro esigenze.  

 In particolare, conoscere le buyer personas del proprio brand permette di:

  • Entrare in empatia con gli utenti. Dalla prospettiva del marketer si passa  a quella del consumatore, riuscendo così a capire le sue esigenze e aspettative che, spesso, sono diverse da quelle ipotizzate. 
  • Migliorare la comunicazione. Avvicinarsi al cliente permette di costruire una comunicazione ad hoc,  ovvero mirata e in linea con il modo di ragionare dei diversi clienti che, quindi, si sentiranno compresi, soddisfatti e…speciali, quindi più inclini a convertire. 
  • Migliorare la fase di progettazione. Anche la creazione, la definizione dei prodotti/servizi e, in generale tutte le offerte, saranno più su misura delle persone alle quali ci si rivolge. 

Case study: il successo del geotargeting di Nike

Un dato molto importante che permette di fare targeting e individuare le buyer personas, è quello relativo alla posizione geografica del cliente potenziale. In alcuni casi, infatti, è necessario parlare in modo diverso anche solo in base alla regione. Non è solo un fatto di “lingua”, ma anche di immaginario, valori, bisogni. Ecco allora che entrano in gioco il geomarketing e il geotargeting: l’insieme di tecnologie collegate al marketing che servono per localizzare dove si trova l’utente.

Questa informazione permette di confezionare un contenuto su misura, ottimizzato in chiave SEO in base alla lingua ed al Paese, che richiama il giusto asset valoriale, nonché di mettersi al riparo da eventuali violazioni di norme legislative che possono essere differenti.

In particolare, possiamo citare il caso di Nike che fornisce un esempio convincente di come il geotargeting possa essere utilizzato per promuovere eventi e prodotti specifici a utenti in determinate località. La società ha lanciato una campagna di geotargeting per la sua app Nike+ Run Club, mostrando annunci specifici ai corridori in diverse città del mondo. Questa strategia ha portato ad un aumento significativo dell’uso dell’app nelle aree target. 

Conosci e intercetta veramente il tuo pubblico con MGvision! 

buyer personas adv

L’intelligenza artificiale e l’apprendimento automatico stanno rivoluzionando il mondo dell’advertising, permettendo un targeting sempre più preciso e personalizzato. Stiamo solo iniziando a grattare la superficie di ciò che è possibile in termini di personalizzazione e targeting nel mondo dell’advertising. 

Un esempio potrebbe essere un’azienda di e-commerce che utilizza l’intelligenza artificiale per analizzare i comportamenti di acquisto degli utenti e prevedere quali prodotti potrebbero essere interessati in futuro, permettendo loro di personalizzare le e-mail promozionali e le raccomandazioni di prodotti per ogni utente, oppure una catena di ristoranti che utilizza il geotargeting per inviare coupon e offerte speciali agli utenti che si trovano nelle vicinanze dei loro ristoranti.

In conclusione, non importa quanto sia grande o piccola la tua azienda, definire e capire il tuo target e individuare le buyer personas è fondamentale per il successo del tuo advertising. Per saperne di più su come possiamo promuovere e pubblicizzare il tuo brand su Google, contattaci e scopri come tracciare l’identikit del tuo cliente tipo: definiremo insieme la strategia più adatta!

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